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Laura Bonfadini

Ricevo e pubblico questa nota di Laura Bonfadini, segretaria del circolo cittadino del Partito democratico, sulle ultime vicende politiche nazionali che stanno tuttora tenendo banco.
Il 4 marzo abbiamo perso le elezioni, le abbiamo perse male e questo è ancora peggio, ma peggio è sapere che oggi le due forze politiche che non hanno vinto le elezioni ma hanno ottenuto (almeno una) più voti di noi, stanno varando un Governo che, se il buongiorno si vede dal mattino non promette nulla di buono. La diffusione dei populismi è il sintomo di un profondissimo disagio ormai diffuso in Europa e non solo. Le cause? Crisi economica, crescita delle disuguaglianze, figli che stanno peggio dei loro padri e la percezione di un’immigrazione non controllata. La delocalizzazione in ragione del minore costo del lavoro e dei bassi livelli di protezione sociale, hanno aumentato l’instabilità e l’insicurezza dell’occupazione di segmenti più o meno ampi di popolazione generando povertà e diseguaglianze e quindi degli squilibri di reddito in assenza di un solido sistema di “welfare” di cui il reddito di inclusione è stato solo un inizio.
L’Italia più di altri Paesi è soggetta a questi fenomeni proprio per la mancanza, ormai ventennale di una politica economica, industriale e formativa degna di un paese moderno, nonché di una classe imprenditoriale illuminata che consenta, in un epoca di globalizzazione, di dotare il proprio sistema industriale degli strumenti economici e tecnologici per raccogliere queste nuove sfide. I ritardi epocali sull’infrastruttura di banda larga sono solo un esempio in un mondo sempre più interconnesso, così come i ritardi nella formazione sulle nuove tecnologie, temi affrontati solo dai governi di centrosinistra. Ve lo ricordate a proposito le tre I della propaganda di Berlusconi? Una era Internet… ma serve la rete. 

Chiaramente le formazioni populiste hanno cavalcato tutto questo per ottenere la propria affermazione politica, senza però avere un progetto politico e economico sostenibile. Sfruttare la situazione per instillare nel prossimo la paura del futuro, del diverso, dello straniero e persino dei vicini di casa e di tutto quello che non si comprende e che è quindi facile classificare come “il male peggiore”, questa la strategia del populismo. In questo contesto la rete è stato un fenomenale strumento di propaganda politica con strumenti e metodologie studiate ad arte per deformare o alterare la realtà, se non anche diffondere notizie completamente false, come successo, non solo in Italia. È su questo terreno impalpabile, sul confronto continuo e ininterrotto con un pubblico di milioni di internauti, sull’uso disinvolto di un linguaggio senza fronzoli e talvolta del turpiloquio, che hanno costruito le loro fortune.
Poteva il Partito Democratico condividere un contratto di governo con queste forze? Con soggetti politici che hanno in queste lunghe settimane gestito le trattative per il governo a seconda delle reazioni del popolo sui nuovi media e che hanno proposto improbabili strategie alternative solo per convincere i loro supporters ad accettare l’alleanza tra due forze politiche duramente avversarie nell’ultima campagna elettorale?
Ci dicono che stanno scrivendo la storia ma questa storia cari amici è già stata scritta molto tempo fa e si chiama “egemonia”. Egemonia, che davamo tutti per morta alla fine della seconda guerra mondiale ma che è rispuntata fuori dalle pieghe di questo contratto dove in termini di proposte e soluzioni di democratico c’è ben poco.
Ma dove sono i paladini della democrazia, i difensori della Costituzione che fino a ieri tacciavano il Partito democratico di svolta autoritaria in merito alle riforme costituzionali? Scomparsi! Nel silenzio più rumoroso mai sentito o nascosti e spaventati da un programma di governo che lascia poco spazio alle tanto sudate libertà costituzionali conquistate e garantite fino ad oggi.
Che futuro ci aspetta? Saremo pronti e preparati a opporci a tutto questo?
È una domanda molto difficile, ma solo il porsi con lo sguardo in avanti e con una nuova idea di paese e di sviluppo che il Partito democratico potrà dare risposte credibili. Ci attendono tempi duri, nel quali l’art. 3 della Costituzione dovrà essere il nostro faro.

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