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Il malvezzo di tirare il sasso e di nascondere la mano è duro a morire. E, purtroppo, non si sottrae neppure l’ex assessora Silvia Bona, che prendendo evidentemente piena contezza degli effetti dirompenti di quel che aveva scritto nella relazione solo quando è diventata di pubblico dominio, si è premurata di puntualizzare e accusare insieme alle truppe cammellate questo blog di strumentalizzare le sue considerazioni e di non interpretare correttamente e contestualizzare la sua performance. Insomma, a suo dire, ci vuole la testa (già, ci vuole la testa), perché trattandosi di un lavoro tecnico doveva essere valutato in questa chiave. Curioso ardire, ma tant’è. L’ex assessora non ha evidentemente capito che era stata indicata dai suoi ex amici e poi nominata dal sindaco per svolgere un lavoro politico per rinnovare e rigenerare l’apparato burocratico-amministrativo e non già di natura tecnica, altrimenti che ragione ci sarebbe di votare?

Certo se adesso si è accorta che la sua ponderosa relazione è andata oltre le sue intenzioni non è un problema di questo blog, che, ai suoi occhi e a quelli che non amano che venga tolto il velo alle cose, ha la “colpa” di rivelare quel che si voleva che restasse come una traccia operativa, senza alcuna risonanza. Del resto che non si tratti di un lavoro tecnico è dimostrato dal fatto che in consiglio comunale Simone Ligorio (M5S) e altri hanno dato giustamente un’interpretazione politica. 

Intanto pubblico questa nota che Bona mi ha inviato.

Da più parti la mia relazione di analisi organizzativa e linee guida per l’implementazione della struttura organizzativa viene citata come espressione di una mia critica o peggio attacco all’amministrazione. Ritengo pertanto necessario fare qualche breve precisazione. Ci sono, infatti, due elementi – più volte ribaditi nel testo – fondamentali per comprenderne il senso e la funzione. Anzitutto quel documento è (solo) uno strumento di lavoro: questo significa che per definizione non contiene né critiche né tanto meno attacchi, ma cerca di valutare i diversi aspetti che insistono sull’ambito che si sta considerando per mettere in evidenza la direzione verso cui orientare il cambiamento, i punti di attenzione (criticità), ciò che già funziona e può essere amplificato e ciò che invece è disfunzionale e deve essere modificato. Gli errori, le mancanze, le difficoltà che emergono nel corso dell’analisi e dell’azione sono in questa prospettiva non dei capi d’accusa, ma delle leve per individuare la direzione verso la quale dirigersi. Certo, nel mio scritto ho messo in evidenza più volte cosa che non vanno, aspetti anche conflittuali che ho rilevato a diversi livelli: sono aspetti strutturali di ogni sistema e di ogni progetto. Il punto è come si intende utilizzarli. La mia speranza, come ho più volte ribadito, è che evidenziare cosa non funziona e non ha funzionato sia d’aiuto a chi proseguirà il lavoro su e con la struttura per costruire un progetto che non ripercorra gli stessi miei errori e non debba ripartire da capo. E qui diventa fondamentale il secondo elemento: la complessità e il sistema. Non si può prendere un dettaglio del testo, isolarlo dal contesto del documento e dei suoi scopi e renderlo strumentale ai propri argomenti. Si rende il testo un’altra cosa: da strumento di lavoro sarebbe ridotto ad un comunicato stampa.  In questo modo, per l’ennesima volta, il tentativo di costruire un progetto resterebbe ingoiato dalle dinamiche delle campagne elettorali. E ‘ questo che spesso limita il fare: il dibattito si sposta dai contenuti, si dilegua in attacchi e difese sterili e gli errori e le criticità perdono tutto il loro potenziale generativo. Spero pertanto che al mio documento venga restituito lo scopo per il quale l’ho scritto e che il tempo e l’impegno che vi ho dedicato siano stati un investimento utile a qualcuno. Se avessi voluto fare critiche o attacchi all’amministrazione, del resto, avrei potuto farlo con alti strumenti, più efficaci e per me meno dispendiosi.


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