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Si pretende rigore dagli altri, ma con se stessi si è indulgenti sino all’inverosimile. Un vizio duro a morire, ma tant’è. I recenti fatti accaduti in paese, in cui certi esagitati esponenti dell’opposizione invocavano la gogna per gli amministratori in un ossessivo cupio dissolvi, sono molto illuminanti in materia. Ma, come spesso accade, i protagonisti più scatenati sono quelli che non risultano così virtuosi come la loro inflessibilità vorrebbe far credere. Un esempio eloquente arriva dal consigliere comunale Giovanni Curioni (Lista civica), tanto severo e intransigente con gli altri nel corso delle note passate vicende quanto tollerante con se stesso. Un’accondiscendenza che mal si concilia con la sbandierata virtù civica che spandeva nei suoi accalorati interventi pubblici. E già, perché in qualità di progettista e direttore dei lavori per un committente, non si è rivelato ai controlli dell’ufficio tecnico comunale irreprensibile. Risultato?  La sua condotta professionale è stata segnalata dal Comune all’Ordine professionale e alla Procura della Repubblica di Milano.
Davvero una beffarda rivalsa della cronaca cittadina, che però rischia ora di rendere incompatibile la permanenza di Curioni in consiglio comunale. Non è il massimo per un integerrimo virtuoso della cosa pubblica farsi cogliere in castagna dagli uffici comunali.
Proprio vero come recita il vecchio adagio che “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”.
Ma ecco i fatti nella loro cronologia.
Il tutto risale al 12 aprile 2012 quando l’ufficio tecnico ha effettuato un sopralluogo nell’immobile sub judice di piazza Repubblica 7 e dal rilievo fotografico è emerso “la difformità dei locali nella destinazione d’uso”, ovvero che è stata “utilizzata come abitazione, anziché come accessorio come da Dia 1019/2009”.
Ma ecco l’iter della vicenda nel suo dettagliato percorso.
Il 15 giugno 2012 il responsabile di settore tecnico con l’ordinanza 34/12 ha intimato il ripristino dello stato dei luoghi, cioè l’obbligo di riportare la destinazione d’uso dell’immobile alla condizione antecedente ai lavori. Inoltre ha annullato la Dia.
L’ordinanza è stata inviata al proprietario dell’immobile, all’impresa costruttrice e a Curioni, in qualità di progettista e direttore dei lavori.
Inoltre la circostanza è stata segnalata alla polizia locale e in particolare per Curioni al Consiglio dell’Ordine professionale dei periti industriali d’appartenenza.
Il 18 giugno 2012 (prot. 9251) il comandante della polizia locale, in considerazione che Curioni riveste la carica di consigliere comunale, ha comunicato al presidente del consiglio comunale per opportuna conoscenza che “l’intervento edilizio consistente nella realizzazione di fatto di una unità abitativa era stato inizialmente dichiarato come manutenzione straordinaria di rustico con locali a uso ripostiglio dal progettista e direttore dei lavori perito industriale edile Giovanni Curioni”.
Il 21 giugno 2012 (prot. 9412) Curioni, pur ammettendo che “i lavori erano finalizzati per l’uso residenziale”, ha obiettato che la pratica era aperta in attesa del Pgt e che prima di riarredare e occupare l’edificio avrebbe richiesto il cambio di destinazione d’uso.
Il 5 luglio 2012 (prot. 10202) il Comune ha comunicato l’abuso alla Procura della Repubblica, alla Provincia e all’Ufficio territoriale del governo di Milano.
Il 18 ottobre 2012 l’ulteriore sopralluogo dell’ufficio tecnico ha evidenziato che “non è stata ottemperata l’ordinanza di messa in ripristino”.
Intanto la proprietà dell’immobile si è rivolta al Tar per chiedere l’annullamento dell’ordinanza, ma non la sospensiva (chissà perchè).
Al momento il Tar non si è pronunciato.

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