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La maggioranza ha respinto la mozione di sfiducia (9 voti contro 8) in una seduta carica di tensione e con il pubblico assiepato all’esterno dell’aula consiliare che fischiava e invocava le dimissioni del sindaco. 
Ma proprio nel momento in cui ha resistito alla spallata incomincia per la compagine il difficile, perché appare molto complicato che  possa reggere a lungo in una situazione in cui il sindaco Alfredo Celeste è agli arresti domiciliari. 
L’obiettivo morale che si è data è di aspettare che il primo cittadino ritorni in libertà per avviare un profondo chiarimento e verificare la “quantità e la qualità” della  squadra e decidere sulla scia del confronto il da farsi. 

La domanda sollevata da Gianni Curioni in consiglio comunale (“Con quale prospettiva volete governare? Volete spiegarcelo”) resta e resterà aperta almeno sino a quando Celeste non tornerà in libertà. L’opposizione, mantenendo un comportamento corretto, non ha fatto sconti e con Marco Re (Pd) ha esortato la maggioranza a dimettersi per evitare che il consiglio comunale venga sciolto per infiltrazioni mafiose.

Ma quali sono state le ragioni che hanno convinto la maggioranza a resistere?
I motivi sono contenuti nell’intervento dell’assessore Danilo Patané:
“L’elezione diretta del sindaco identifica in questa carica la responsabilità di guida politica ed amministrativa di un governo cittadino dalla sua proclamazione sino al suo scioglimento; si determina in tal modo un rapporto fiduciario fra la maggioranza eletta ed il sindaco.
Ad oggi questo rapporto di fiducia esiste ed è presente, seppur questa sera con qualche assenza giustificata tra le fila della maggioranza.
Questo è il dato squisitamente politico , che piaccia o meno noi manifestiamo con fermezza.
Le pressioni politiche a rassegnare le dimissioni e/o a votare la sfiducia al sindaco sono state in questi giorni molto forti e non solo da parte dell’opposizione consiliare; inoltre da alcune forze politiche o sedicenti tali, non presenti in consiglio, sono stati espressi, giudizi etici e morali su persone che attualmente non possono difendersi,  e su tutti noi che abbiamo scelto di non replicare attizzando polemiche, al fine di mantenere un “basso profilo”considerando l’indagine in corso e nell’intento di evitare ulteriori malintesi e tensioni.
Questo ci è sembrato il miglior modo per rispettare la comunità ed il lavoro dell’autorità giudiziaria nei cui confronti abbiamo prestato massima disponibilità nel migliore accertamento dei fatti e della verità alla quale noi per primi siamo interessati ; verità che tutti attendiamo emerga dalle oceaniche ondate di fango che un po’ tutti abbiamo subito ingiustamente.
Il dato deteriore attuale accertato è la mole di offese gratuite alla comunità sedrianese,  che non hanno risparmiato nemmeno il sentimento religioso privato e pubblico.
Qualcuno ha approfittato e sta approfittando della questione giudiziaria per gettare a piene mani diffamazione scandalo e falsità in modo mirato e ben guidato, il tutto per un proprio vantaggio giornalistico –  professionale, oppure per un ulteriore futura rendita di posizione politico elettorale.
Le linee editoriali di certa stampa e di certe trasmissioni televisive sono già preconfezionate e preconcette, nessuno è ammesso a difendersi in modo credibile, questa gente deve eseguire sentenze di impiccagione politica e mediatica e non sentono ragioni, a nulla  servirebbe essere il miglior comunicatore politico; l’ordine è  tanto peggio tanto meglio !!! 
Questa sera  noi che sosteniamo il sindaco Celeste, ci mettiamo la faccia e questo avrà  costi e ripercussioni che siamo disponibili a sostenere, nel prosieguo di questa sindacatura,  almeno sino a quando il rapporto fiduciario che oggi sentiamo ancora forte avrà il sostegno di questa maggioranza.
La sera del 10 ottobre ancora sgomenti per i fatti accaduti abbiamo deciso unanimemente di non mollare la partita, convinti che il lavoro sin qui svolto debba essere difeso e portato a termine, con ancor più attenzione e scrupolo affinché il palazzo comunale che è sempre stato trasparente come il vetro diventi d’ora in poi di cristallo.
Inconsapevolmente siamo stati avvicinati da qualcosa di spregevole nei confronti del quale esprimiamo orrore aberrazione e rabbia. Certo rabbia per essere passati come coloro che si sono fatti sorprendere da un pericolo che si credeva lontano, ma che invece forse ci ha minacciati sin dal nostro insediamento.
Riteniamo che se il sindaco è accusabile di un asservimento sistematico, lo è nei confronti della comunità sedrianese che egli ha servito sino ad oggi con abnegazione ed orgoglio.
La stima per l’attività politica sin qui svolta da Alfredo Celeste ormai da anni ci ha fatto pensare a lui come una persona degna di fare politica anche in altri ambiti, pur consapevoli che fra l’illusione e la realtà c’è sempre un duro lavoro  da svolgere sul territorio per farsi conoscere e soprattutto nelle segreterie dei partiti che quasi mai portano i meritevoli a fare strada nei processi di selezione.
In conclusione riteniamo che questa mozione meglio sarebbe stato discuterla con la presenza del sindaco in consiglio comunale al fine di consentirgli il diritto sacrosanto di replicare difendersi e spiegare. 
Pertanto non voteremo a favore di questa mozione poiché non ci piacciono le “spallate” volte a travolgere tutto e tutti gettando nel fango il lavoro fatto da questa giunta e da questa amministrazione.
Ribadiamo il disgusto per come si possa arrivare a fare carriera nel cosiddetto “giornalismo d’assalto” sulla pelle delle persone e di intere comunità che non hanno nessun mezzo mediatico per difendersi.  Capiamo come le smanie di andare al voto per sfruttare l’onda lunga del tanto peggio tanto meglio… siano di stimolo a chi vorrebbe tornare a governare come nei vent’anni passati, oppure a chi aspira al potere per il trionfo dell’antipolitica… ma noi non ci stiamo e vorremmo a tempo debito farci giudicare dall’unico giudice politico che riconosciamo, la sovranità popolare che si esprime con il voto; e comunque non prima d’aver avuto un confronto politico con il Sindaco eletto direttamente e democraticamente”.  

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