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Gli squilibri di bilancio tengono sempre banco in municipio. Uno sbilancio di circa 800.000 euro che mette fortemente a rischio il patto di stabilità. Una situazione molto delicata che non lascia spazio ad alternative, se non quella di limitare lo sforamento del patto di stabilità.
L’assessore Enrico Bodini ha rilasciato un’intervista molto chiara e precisa sul tema al giornale comunale, che riprendo integralmente per aiutare a capire la reale situazione finanziaria del Comune.
Qual è la situazione del bilancio che la nuova amministrazione ha ereditato?
Cinque anni fa il nostro Comune, all’insediamento della giunta Tenti, aveva in cassa una liquidità di 3,6 milioni di euro; al cambio di amministrazione di quest’anno, la disponibilità di cassa era in negativo di circa 400mila euro. In realtà in banca c’era, dal 2010, un deposito vincolato di 2,2 milioni versati dall’attuale gestore de “Il Gelso” per avere la piena proprietà della Rsa.
Però la vendita decisa dalla passata amministrazione non si è conclusa e ora si stanno riscontrando gli impegni presi dal privato nella convenzione del 2001 con il Comune che non sono stati rispettati e che sono il vero ostacolo alla vendita. Ci sono anche gravi e pesanti inadempienze economiche del costruttore della Rsa nei confronti del Comune per centinaia di migliaia di euro.
Perché si è giunti a questo punto?
In cinque anni si è realizzato un enorme disavanzo di cassa, nonostante in questi anni ci siano state per il Comune entrate straordinarie di 1 milione di euro dalla cementificazione del “bosco del Bacin” e 300 mila euro dalla farmacia comunale. Il Comune ha diminuito la disponibilità di cassa di un milione di euro in media all’anno; l’unica spesa straordinaria ad investimento è stata fatta per il bocciodromo, che da solo ha drenato un milione e mezzo di liquidità.
Il resto dei soldi in cassa dove è andato a finire?
E’ stato utilizzato per colmare il disavanzo economico, cioè la differenza fra entrate e spese correnti, che è stato registrato in questi ultimi anni. Un disequilibrio evidente e confermato dal ridursi del conto in banca, come succede in tutte le famiglie quando le entrate sono inferiori alle spese.
Esiste un “tesoretto” di 5 milioni di euro lasciato dalla passata amministrazione come si legge su giornali locali? Non c’è nessun tesoretto. Se esistesse, perché non è stato utilizzato dalla passata amministrazione? E’ solo propaganda politica di chi ha gestito da “cicala” in questi anni il Comune. Abbiamo oggi all’opposizione consiglieri che non si ricordano di quello che avevano deciso con il lottizzante del “bosco del Bacin” e sognano di incassare 1,5 milioni di euro escutendo una fideiussione temporizzata a 10 anni. Se avessero voluto chiederne l’incasso, avrebbero dovuto farlo entro il 25 marzo 2012 quando ad amministrare c’erano loro. Altro esempio: la loro proposta di vendita della farmacia comunale. Nel 2011 con atto notarile stabilirono di tenerla almeno per 3 anni, ora chiedono di venderla subito per 1,5 milioni di euro. Per informare sulla situazione economica del nostro Comune, al di là delle polemiche sui giornali locali e della propaganda, non si può prescindere dai numeri. Chi afferma oggi che il bilancio è “sanissimo”, dimostra la propria incompetenza amministrativa e c’è da chiedergli perché qualche anno fa spendeva centinaia di migliaia di euro l’anno per organizzare feste costosissime, mentre invece nell’ultimo bilancio ha previsto, ad esempio, solo due tagli dell’erba in un anno.

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Per il futuro, come intendete muovervi?
In modo diverso dai precedenti amministratori: renderemo trasparenti tutti i dati di bilancio e informeremo i cittadini della reale situazione finanziaria del Comune. L’obiettivo sarà quello di limitare lo sforamento del patto di stabilità (a settembre ancora sopra i 2 milioni di euro) perché ciò comporta una penalità insopportabile pari alla cifra che viene sforata. Cioè avremmo un’entrata in bilancio 2013 inferiore dell’ammontare dello sforamento rispetto agli attuali 5-6 milioni di entrate complessive. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre. Anzitutto, abbiamo riportato all’interno del Comune la gestione dell’Imu che ci ha consentito il risparmio dell’aggio di circa 200mila euro; poi avremo maggiori entrate, sempre dall’Imu, per circa 500mila euro, grazie all’aumento dello 0,2% dell’aliquota base per le attività commerciali, produttive e seconde case, mentre per la prima casa l’aliquota è rimasta invariata. Non è mai facile dover decidere un aumento delle tasse, soprattutto di questi tempi. Purtroppo non ci sono alternative: se non si riequilibra il bilancio ci sarebbe il dissesto, e quindi l’obbligo di applicare le tariffe massime su tutte le imposte comunali.

 

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