Ex cartiera, le polemiche, come al solito, coprono la realtà vera. Sì, perché mentre il Pd chiedeva il consiglio comunale aperto e proponeva uffici e altro, in municipio avevano già deciso di dare il via alla procedura per definire e poi approvare lo strumento attuativo, cioè il piano di recupero del comparto.
Infatti il 28 febbraio (molto prima del consiglio comunale aperto), la giunta con la delibera n° 17 ha approvato l’”avvio del procedimento per la formazione e successiva approvazione di uno strumento attuativo per il recupero dell’area di trasformazione denominata ex cartiera”.
Un documento che dimostra che la realtà fra assordanti e deformati affermazioni che poi vengono naturalmente amplificate dalla stampa sino a far perdere il senso e i termini della questione è nettamente un’altra.
Ovviamente nella delibera non si fa cenno al ricorso al Tar (respinta la pretesa del privato di costruire un palazzone di 5 piani) né alle ragioni che hanno spinto solo adesso il sindaco Monica Gibillini e la sua giunta ad affrontare la pianificazione del comparto. La giustificazione addotta è nella volontà di “riqualificare il contesto e migliorare il nucleo urbano centrale attraverso la realizzazione di nuovi spazi pubblici, integrati a residenze pubbliche e private e da nuove strutture commerciali e di servizio”.
Ovviamente nella delibera non si fa cenno al ricorso al Tar (respinta la pretesa del privato di costruire un palazzone di 5 piani) né alle ragioni che hanno spinto solo adesso il sindaco Monica Gibillini e la sua giunta ad affrontare la pianificazione del comparto. La giustificazione addotta è nella volontà di “riqualificare il contesto e migliorare il nucleo urbano centrale attraverso la realizzazione di nuovi spazi pubblici, integrati a residenze pubbliche e private e da nuove strutture commerciali e di servizio”.
Tuttavia qualche concessione alla verità c’è allorché si allude al fatto che il proprietario della restante quota che non fa capo al Comune aveva chiesto di intervenire. Ma non essendo stato mai stato approvato alcun piano attuativo per riqualificare l’intero ambito non è stato dato l’Ok. Da qui quindi l’esigenza di individuare lo strumento urbanistico più idoneo per assicurare la trasformazione dell’intero comparto, permettendo però singoli interventi senza contraddire la coerenza complessiva del progetto urbanistico.
La preferenza dell’amministrazione comunale -a quanto si legge nella delibera- è per edifici di impianto tradizionale con profondità ed altezza analoga a quelle degli edifici circostanti facenti parte del tessuto originario di Bareggio (cortine edilizie del centro storico). La verità è servita.
