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La riqualificazione delle vie Pessina e Bardelli è finita sub judice. Sì, perché i consiglieri comunali Alfredo Celeste, Donatella Barini e Massimiliana Marazzini hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti per evidenziare che le opere in questione, ultimate nel novembre 2020, quando a guidare il municipio c’era la giunta Cipriani, non sono state eseguite a regola d’arte tanto da non essere collaudate. Tuttavia, nonostante ciò, la giunta e l’ufficio tecnico nella figura del Rup avevano deciso di corrispondere all’impresa appaltatrice l’importo di 305.983,93 euro, sottoscrivere l’accordo transattivo con cui l’ente, accettando i lavori come attuati, rinunciava a qualsiasi contestazione o azione risarcitoria e liberare altresì la fidejussione rilasciata dall’impresa.

Ma, subito dopo, l’allora giunta ha modificato il progetto originario non essendo stato realizzato correttamente. Intanto, ottobre 2021, è pure cambiata la giunta. I nuovi amministratori (giunta Re) nel febbraio 2022 deliberavano una variante di progetto del tracciato della pista ciclabile di via Mazzini. L’esecuzione dei lavori si sono scontrati con la difficoltà di trovare un’impresa disposta a eseguirli.

Da qui la decisione del Comune di contattare la ditta che aveva realizzato i lavori nelle vie Pessina e Bardelli, ma quest’ultima, trovando che si trattava un appalto nuovo, chiedeva di essere pagata. L’ente ha declinato la proposta e ha appaltati i lavori riguardanti le due vie già indicate a un’altra impresa, previo il ricorso all’escamotage della variazione di progetto.

Risultato? Il Comune ha dovuto impegnare altri 153.000 euro. Abbastanza per spingere i tre consiglieri comunali a chiedere alla Corte dei Conti di intervenire per accertare le eventuali responsabilità dei soggetti della passata legislatura coinvolti nella gestione della situazione, che ha anche costretto i sopravvenuti amministratori a ricorrere a un nuovo appalto e a diversi lavori per porre rimedio al pasticciato modus operandi.

Ma quel che appare paradossale in questa già sconcertante vicenda è che a tutelare l’ente sia l’opposizione con il ricorso alla Corte dei Conti e non già l’amministrazione Re, come invece doveva essere.

Curioso, ma tant’è.

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