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A partire dagli anni ’90, tanto per stare sulla realtà politico-amministrativa locale, si è visto di tutto e di più nei consigli comunali e nella guida dei municipi. Il crollo dei partiti tradizionale ha aperto inevitabilmente la strada a tanti  che mai si erano accostati alla politica e a malapena conoscevano l’ubicazione del municipio. E così piano piano la politica è stata sterilizzata dalle grandi visioni per far posto alla rappresentanza degli interessi personali degli attori di turno e della clientela. 
Il vuoto è stato colmato con l’impreparazione politica di cui ancora si scontano gli effetti deleteri, ma con la lucida consapevolezza che la politica quando si sa fare con scaltrezza è un affare. Il bene comune solo un utile schermo per meglio razzolare.
Ebbene Enrico Bodini, capitano di lungo corso avendo calcato le scene politiche sia della prima che della seconda repubblica, ci dà conto con il suo libro “Un Paese da difendere” delle conseguenze della malapolitica che ha inquinato l’Italia, dell’assopimento delle coscienze, del pressapochismo, ma anche dell’antidoto per uscire dal torpore e ridare nobiltà all’impegno politico. 
Bodini presenterà il libro, martedì 17, alle 21, nella sala conferenze del municipio.
<In questi anni l’attività politica -afferma Bodini- viene fatta principalmente ricercando il consenso e con una continua propaganda per alimentare la tifoseria. Si chiede il voto agli elettori con continue promesse, con una presenza asfissiante alla ricerca di visibilità, addirittura con ammiccamenti sfacciati, però senza mai confrontarsi per affrontare i veri problemi dei cittadini e del paese.
Inevitabile quindi il “pressapochismo” amministrativo che diventa mala-politica contagiando il nostro vivere civile. Deve prevalere invece la competenza e il merito nell’amministrare il bene comune. E’ quindi indispensabile per il cittadino conoscere ed approfondire prima di scegliere con il voto. Si deve essere convinti che solo la conoscenza può difendere i nostri interessi, non è più tempo di firmare cambiali in bianco per aver ricevuto una rassicurante pacca sulla spalla. Invito i cittadini ad essere loro i protagonisti in una democrazia partecipata ricordando la celebre frase di Bertolt Brecht “Beati quei popoli che non hanno bisogno di eroi!”>

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