Ricevo e pubblico questa nota di Rino Scialò, coordinatore di Sel Est Ticino, sulla farmacia comunale.
Nell’ultimo consiglio comunale, tenutosi nel mese di giugno, si è allargata la crepa in seno all’amministrazione comunale guidata da Fabrizio Bagini. Non solo l’ex assessore Danilo Portaluppi ha votato per la seconda volta in modo difforme dalla maggioranza, ma il suo esempio è stato seguito anche dal presidente del consiglio comunale, l’avvocato Biagio Di Maio, di recente iscrittosi al PD. Entrambi si sono astenuti, esattamente come i consiglieri di minoranza Lucchesi, Tenti e Restelli. Se avessero votato contro, stante l’assenza del consigliere di maggioranza Bianchi, l’amministrazione sarebbe stata battuta e si sarebbe aperta la crisi della giunta Bagini. Ma su cosa si è verificato lo strappo? L’oggetto del contendere è la farmacia comunale, sita all’interno del centro commerciale il Destriero.
La maggioranza intende vendere le quote pubbliche della società che la gestisce, decisione di cui sia l’opposizione che i due dissidenti non sono affatto convinti.
La maggioranza intende vendere le quote pubbliche della società che la gestisce, decisione di cui sia l’opposizione che i due dissidenti non sono affatto convinti.
Un po’ di storia
Sulla vicenda della farmacia comunale è bene ricostruire un minimo di memoria storica. Nel 2008 l’amministrazione Tenti decise che a Vittuone fosse necessaria l’istituzione di una seconda farmacia e ne fece richiesta alla Regione la quale, in quello stesso anno, ne deliberò la disponibilità per la prelazione del Comune. Seguirono, sempre nel 2008, due delibere di consiglio con le quali il Comune esercitò il diritto di prelazione e ne decise la gestione attraverso una società mista pubblico-privata. Dal punto di vista politico Tenti andava sbandierando, in quel periodo, di voler garantire servizi sempre migliori e diffusi sul territorio a tutela soprattutto delle fasce più deboli (anziani, diversamente abili, ecc.) per le quali una seconda farmacia sarebbe stata sicuramente molto utile. Però, poiché Tenti non riusciva a fare a meno dei contenziosi quando amministrava, anche la nascita della seconda farmacia fu abbastanza travagliata, passando attraverso un ricorso al TAR ed un controricorso al Consiglio di Stato. E, dopo l’assegnazione definitiva al soggetto privato socio del Comune, con relativa assegnazione dell’ubicazione presso il centro commerciale Il Destriero (l’altro aspirante che ricorse al Tar avrebbe aperto la farmacia nei pressi della stazione), Tenti andò affermando che la seconda farmacia sarebbe stata molto fornita ed estremamente comoda per chi si recava al Destriero a fare shopping, dimenticandosi improvvisamente delle fasce più deboli (impossibilitate a spostarsi in un luogo così lontano dal centro del paese) e della mancanza del sottopasso per l’attraversamento ciclopedonale verso il centro commerciale che, ancora oggi, non è stato realizzato (ma qui si aprirebbe un altro capitolo).
Chi vinse la gara?
Nel 2010, con sentenza del Consiglio di Stato, sapemmo finalmente che si era aggiudicata la gara la Farmacia Stazione Garibaldi di Enzo Salsi e c. S.a.s.. Così, nell’aprile del 2011, venne costituita la società a capitale misto Farmacia comunale di Vittuone s.r.l. che avrebbe poi gestito la farmacia. Socio di maggioranza il Comune di Vittuone con il 51%, socio di minoranza la Farmacia Stazione Garibaldi S.a.s. con il 49%, che nel frattempo, però, aveva cambiato titolare: infatti era diventata di Polizzi Davide e C… Venne quindi definitivamente stipulato il contratto di servizio, con validità fino al 2050. Ma chi fu nominato rappresentante legale della società mista? Giuseppe Salsi, vero dominus di tutta la vicenda della farmacia comunale di Vittuone. Giuseppe Salsi è un personaggio ingombrante. Imprenditore farmaceutico, finanziere, armatore, nell’aprile scorso è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catania a due anni di reclusione, pena sospesa, per il reato di usura. La sua finanziaria, la Comifin S.p.a., quotata in borsa, ha applicato tassi di interessi usurai, superiori al cosiddetto tasso soglia, ad alcuni farmacisti catanesi, fino a portarli sull’orlo del fallimento. Nel processo si è costituita parte civile l’Associazione Antiracket e Antiusura Etnea.
La gestione della farmacia
Prima dell’ultimo bilancio, quello del 2014, l’attività della farmacia aveva prodotto utili. Nel 2011 l’utile di esercizio era stato di 11.220 euro, nel 2012 di 90.832 e nel 2013 di 155.824. Le perdite del 2014, invece, ammontano a 93.494 euro. Cosa è successo nell’ultimo anno che ha determinato un disavanzo così grande? Nella relazione del collegio sindacale, composto per due terzi da componenti di nomina pubblica (Roberto Basilico e Marco Folicaldi), si legge che “la società ha assunto personale a tempo indeterminato prima in carico alla società Essere Benessere S.p.A. con cui la farmacia è affiliata. Tale passaggio di dipendenti ha comportato un’acquisizione di debiti verso i dipendenti fino ad allora maturati (TFR e ratei)”. Ma come, la società Essere Benessere “scarica” alla farmacia i suoi dipendenti ai quali non ha pagato il TFR? Non è poi così strano se il presidente di Essere benessere e quello della farmacia comunale sono la stessa persona e cioè Danilo Salsi. E chi è il vicepresidente di Essere benessere? Enzo Salsi, colui che si era aggiudicato la gara. Ma come mai i consiglieri di amministrazione della farmacia hanno approvato questa delibera? Il CdA della farmacia comunale è composto da tre membri; Danilo Salsi è stato nominato dal socio di minoranza, gli altri due sono di nomina pubblica. La giunta Bagini nel giugno del 2014 ha indicato come suoi rappresentanti il vittuonese Giorgio Ruvolo e l’ex sindaco Pd di Mesero, Teresio Molla. Nella sua relazione il collegio sindacale scrive anche che “sul finire dell’esercizio 2014 e nei primi mesi del 2015 si è rilevata una difficoltà nell’acquisire informazioni e documenti legata alle problematiche che hanno coinvolto la società Essere benessere S.p.A. con cui la farmacia aveva in essere contratti di affiliazione e di prestazione di servizi”. Le problematiche di Essere benessere erano note da tempo ma evidentemente i consiglieri di nomina pubblica non le conoscevano.
Non è in crisi la farmacia, ma Essere benessere
Essere benessere, azienda specializzata nell’affiliare farmacie alle quali fornisce la gestione commerciale e operativa, è quotata in borsa al mercato libero di Parigi e fa parte, come la Comifin, del gruppo Fd Consultants, di Danilo Salsi e Fabio Pedretti. Nel 2014, a fronte di un fatturato di quasi 25 milioni ha accumulato debiti per 25 milioni con le banche e di 15,3 milioni con i fornitori, tanto da trovarsi in concordato preventivo, in base al quale sarà certamente costretta a vendere propri asset e quindi passare la mano anche nella gestione della farmacia di Vittuone, come del resto ha scritto anche il collegio sindacale su indicazione proprio di Essere benessere. Dunque la crisi è tutta di quest’ultima e non della farmacia comunale di Vittuone, che invece funziona. Non è un caso che nei tre anni precedenti la farmacia ha prodotto utili e che il dividendo del bilancio 2013 ha fruttato alle casse comunali 76.500 euro. Il collegio sindacale riferisce anche che “è emerso un errore contabile consistente nella mancata rilevazione nell’esercizio 2013 di costi per acquisti di farmaci avvenuti nell’ultima parte del mese di dicembre che, pur essendo stati rilevati fra le giacenze di magazzino, non hanno trovato allocazione fra i costi di competenza non essendo di fatto pervenute all’epoca della stesura del bilancio le relative fatture. Le stesse, pervenute durante il 2014, sono state allocate tra componenti straordinari come sopravvenienze passive. Di conseguenza il conto economico del presente esercizio risulta appesantito di circa 100.000 euro.”
I dissidenti hanno davvero torto?
Dunque nonostante un errore contabile che ha appesantito i costi di 100.000 euro, nonostante un accantonamento di fondi civilistici, pari a circa 106.000 euro, che tenga conto delle probabili perdite dei crediti vantati verso Essere benessere e nonostante un debito di 31.500 euro per il TFR non pagato a due dipendenti poi passati in carico alla farmacia, il passivo di bilancio è stato “solo” di 93.494 euro. Segno che il punto vendita al Destriero funziona. Del resto lo stesso collegio sindacale conclude la sua relazione affermando che “a nostro parere la perdita dell’esercizio è condizionata da elementi eccezionali e non ricorrenti che non inficiano in alcun modo il presupposto della continuità aziendale”. Una conclusione chiara: ci sono i presupposti perché la farmacia comunale torni a fare utili. Il problema, allora, non è vendere le quote pubbliche, ma liberarsi di un socio di minoranza inadeguato, che ha consegnato la gestione del servizio ad un partner grande ma con i piedi d’argilla. Una farmacia comunale ubicata al Destriero non ci piace perché da essa le fasce deboli a cui si voleva andare incontro non traggono alcun beneficio. Tuttavia adesso la farmacia al Destriero c’è e in tempi di crisi come questi, con tagli enormi alle risorse degli enti locali, avere una fonte di finanziamento per le politiche sociali, come dichiarò il sindaco Bagini l’anno scorso, quando il Comune incamerò il dividendo, rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno. Ecco perché ci sembra sbagliata la scelta manifestata dall’assessore Bodini di voler a tutti i costi vendere le quote comunali. Va bene vendere le quote in E2sco e in Atinom, va bene cautelarsi per eventuali azioni legali ma non per questo bisogna correre a liberarsi delle proprie quote di maggioranza in una società potenzialmente redditizia. Perché non aspettare almeno un anno, come hanno chiesto i due consiglieri dissidenti? A meno che non si pensi di far fronte alle esigenze di bilancio con ulteriori oneri di urbanizzazioni, ora che la variante al PGT è alle porte! Non sempre la scelta più facile e indolore è quella migliore per l’interesse pubblico e questo vale anche in ambito urbanistico. Danilo Portaluppi ha accusato la giunta di fare solo atti dovuti. In questo caso, la vendita delle quote della farmacia sarebbe anche un atto di comodo.
