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Mario Comincini, autore del libro “Sedriano. Dall’Unità d’Italia alla Liberazione. 1861-1945che, secondo la sua circostanziata accusa, è stato utilizzato dal vicesindaco Annamaria Garofalo per riprodurre ben 23 pagine sul suo sito “GuideArt”, non molla la presa. Anzi rilancia e smonta le dichiarazioni del sindaco Marco Re rilasciate alla stampa. E in questa nota che ricevo e pubblico mette in evidenza la debolezza della tesi difensiva del primo cittadino in una vicenda in cui giocare ostinatamente in difesa non solo non vince la partita, ma neppure la pareggia.

Peccato veniale. Qualificando il comportamento di Garofalo come: “Peccato veniale”, il sindaco Re ritiene quindi di poter ignorare quanto disposto dall’art. 171 comma 1a-bis della legge sul diritto d’autore, che prevede una sanzione penale per chi “mette a disposizione del pubblico, immettendola in un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi genere, un’opera dell’ingegno protetta, o parte di essa. (…) La pena è della reclusione fino a un anno o della multa non inferiore a euro 516 se i reati di cui sopra sono commessi con usurpazione della paternità dell’opera”. Quanto alla posizione del sindaco Re, va richiamato l’art. 361 codice penale riguardante “Il pubblico ufficiale che omette o ritarda di denunciare all’autorità giudiziaria, o ad altra autorità che a quella abbia l’obbligo di riferire, un reato di cui abbia avuto notizia nell’esercizio e a causa delle sue funzioni”.

Buona fede di Garofalo. Il sindaco ne è certo, ma la buona fede non può essere invocata nella violazione del diritto d’autore. E comunque Garofalo non dimostra buona fede se cita altri autori dopo aver copiato poche righe dai loro testi (Luigi Angelo Grassi, Simonetta Olivares) oppure se cita la fonte di immagini (tra cui ANPI di Sedriano), e invece non cita il libro da me curato quando lo usa per scrivere interi capitoli del suo testo: questa omissione è quindi voluta perché Garofalo dimostra di conoscere bene le regole della citazione delle fonti. Inoltre, se ci fosse stata buona fede, che motivo aveva Garofalo di camuffare il mio testo in modo maldestro (e linguisticamente scorretto), così da renderlo qualcosa di diverso e quindi non più immediatamente riconoscibile? Pertanto come si può sostenere, come fa il sindaco Re, che Garofalo si è “dimenticata” di citarmi? Ed è buona fede rimuovere dalla rete i testi oggetto di plagio letterario appena al riguardo si annuncia una mozione in consiglio comunale?

“Garofalo ha già tolto il materiale dalla rete”. Che attenuante è? Quindi non è successo nulla? Se viene restituito il maltolto, tutto finisce lì?

Mancanza di lucro. È uno degli argomenti del sindaco Re, autonominatosi difensore d’ufficio della silente Garofalo (ma è normale che costei, da tre mesi a questa parte, non abbia detto una parola per giustificare ai suoi concittadini un comportamento che coinvolge un diritto del comune di cui è vicesindaca?). La violazione del diritto patrimoniale d’autore avviene anche in assenza di lucro: possiamo convincere Susanna Tamaro che non c’è illecito se regaliamo cento copie di un suo libro stampate nella modalità “pirateria editoriale”? Oltre tutto, come nel nostro caso, sostituendo il nome dell’autore? Oltre tutto, come nel nostro caso, sostituendo il nome dell’autore? Inoltre la “Storia Sedrianese” a puntate è comparsa nel sito della signora Garofalo, guida turistica, che promuoveva gite e passeggiate, con tanto di tariffe distinte per adulti e bambini. È evidente che i testi illecitamente usati venivano proposti per contribuire a creare un’immagine professionale – accreditarsi come autrice di testi storici per i quali si ricevevano commenti e complimenti lusinghieri – che apparisse adeguata, anzi nobilitata, rispetto al prodotto commerciale: in sostanza una trasmissione di cultura e valori dalla signora Garofalo ai suoi potenziali clienti (cultura e valori messi appunto in evidenza dal libro promosso dal prof. Celeste): “Vi do appuntamento alla prossima pubblicazione nella quale vi racconterò come i sedrianesi ecc.”, “La prossima volta vi darò la mia versione”, “La mia ricerca mi ha portato ad ultimare il mio lungo racconto ecc.”, come se la signora Garofalo dedicasse tempo e fatica, tra una puntata mensile e l’altra, per studi e ricerche, quando tutto ciò che avrebbe pubblicato il mese successivo era già pubblicato. Come si può sostenere che i testi di cui al plagio non rientrassero in un’attività commerciale?

Danno al patrimonio comunale. Il sindaco Re avoca a sé il diritto di quantificare il danno: “Faremo delle verifiche e valuterò il possibile introito”, come se avesse subìto lui il danno, da privato cittadino. A parte il dubbio gusto nel riservarsi quel ruolo (chi è accusata di aver danneggiato il Comune è la vicesindaca da lui nominata), la quantificazione del danno, soprattutto se a seguito di un reato, spetta ad appositi organi dello Stato, terzi rispetto alla nostra vicenda.

“Così fan tutti”. “Sui social – dichiara il sindaco Re – gira davvero tanto materiale, magari coperto dal diritto d’autore”. Cioè si utilizza il “Così fan tutti” come attenuante a favore di Garofalo: un po’ inquietante. Ma il sindaco Re sembra voler – è il caso di dire – confondere le carte: Garofalo non ha copiato testi dalla rete pensando che fossero ‘liberi’ da diritti d’autore, ma da un libro recante il nome dell’autore e dell’editore (e l’editore è il suo Comune…).

In conclusione il sindaco ritiene di gestire la faccenda recitando, come si usa dire, “due parti in commedia”, anzi quattro: parte lesa (come rappresentante dell’ente titolare del diritto d’autore), difensore d’ufficio (c’è da chiedersi come possa un vicesindaco essere un grado di sostituire il sindaco se si fa sostituire dal sindaco per trovare giustificazioni al proprio agire), valutatore del danno subìto dal Comune e infine giudice (che qualifica peccato veniale un illecito e poi accorda l’assoluzione).

La lista Noi con Sedriano e Roveda, rappresentata in consiglio comunale da Alfredo Celeste, fa sapere di condividere pienamente l’analisi di Comincini.

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