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Il 15 settembre scorso il sindaco Marco Re revocava le deleghe all’allora vicesindaca Annamaria Garofalo finita nel tritacarne di un’imbarazzante storia di plagio del libro sulla storia di Sedriano. Ma, stando alla mozione dei consiglieri comunali Alfredo Celeste, Massimiliana Marazzini e Donatella Barini, anche il primo cittadino non è stato da meno e per ironia del caso nella formulazione del decreto con cui è stata messa alla porta Garofalo. Una maledizione che ha colpito ancora quasi a voler ammonire sulla scia del vecchio adagio che “chi di spada ferisce di spada perisce”. Il classico scivolone su un terreno sdrucciolevole in cui non si presta la necessaria attenzione. 
Secondo la mozione le medesime motivazioni per sbarazzarsi della Garofalo erano state utilizzate il 9 giugno 2023 dal sindaco di Monterosso (La Spezia) per allontanare dalla giunta un assessore. L’analogia appare evidente. Nella mozione si dice infatti che lo stesso sindaco Re nella premessa riconosceva di dover motivare il provvedimento. Da qui l’affermazione che sono emerse divergenze inconciliabili con il vicesindaco Garofalo inerenti all’esercizio del ruolo dalla stessa ricoperto, tali da pregiudicare irreparabilmente i presupposti fiduciari che avevano determinato la nomina alla carica di assessore comunale e da pregiudicare il perseguimento degli obiettivi contenuti nel programma di mandato”.
Tuttavia il 9 giugno scorso, come già detto, il sindaco di Monterosso (La Spezia) emetteva un decreto di revoca della delega a un assessore con la seguente motivazione: “Sono emerse, e in questi ultimi tempi si sono cristallizzate, divergenze inconciliabili, tali da compromettere e pregiudicare irreparabilmente i presupposti fiduciari che avevano determinato la nomina alla carica di assessore comunale”.
La motivazione è identica, salvo in tre punti. Quali?    
La mozione indica questi:                                    
A) Divergenze inconciliabili “inerenti all’esercizio del ruolo dalla stessa ricoperto”. Come spesso capita quando si copia, si cerca di camuffare il plagio con aggiunte e modifiche. Ma si tratta di aggiunta pleonastica, nel maldestro tentativo di ‘personalizzare’ la frase plagiata rispetto a Garofalo. Aggiunta pleonastica perché ha l’effetto non di precisare, ma di rendere ancora più generica la motivazione: può forse la revoca delle deleghe basarsi su divergenze non inerenti, cioè estranee, “all’esercizio del ruolo dalla stessa [Garofalo] ricoperto”?
Ma qual è l’oggetto di quelle divergenze? Un modo per ribadire che non si intende motivare la revoca.
B) Omissione, nel caso di Sedriano, dell’inciso: “E in questi ultimi mesi si sono cristallizzate” (sottinteso: le divergenze). Omissione inevitabile, in quanto circostanza ovviamente estranea e anzi contraddittoria rispetto al nostro caso.
C) “Tali da pregiudicare il perseguimento degli obiettivi contenuti nel programma di mandato”. Valgono le osservazioni di cui al punto A.
Non è tutto. Altre parti del decreto di Re (da “Rilevato sulla scorta delle operate valutazioni” a “97 Cost” e da “Il procedimento di revoca di un assessore” a “consiglio comunale” risultano invece riprese dal decreto n. 24/2023 del sindaco di Nola (Na).
Abbastanza, secondo i proponenti della mozione, per concludere che il decreto in questione è privo di una motivazione che, avendo una propria originalità, possa essere ricondotta al sindaco Re, per il solo fatto che detta motivazione formulata in precedenza dal sindaco di Monterosso era per tutt’altra fattispecie. Più precisamente, la motivazione presente nel decreto del sindaco sedrianese, per quanto premesso, va qualificata illogica e questo vizio porta alla nullità del decreto, così come accade per altri provvedimenti (per esempio, per la motivazione illogica che produce nullità della sentenza si veda Cassazione Civile n. 27411 dell’8 ottobre 2021).
La conseguenza di tutto questo?
A giudizio dei tre consiglieri è che  il sindaco Re provveda a revocare il decreto indicato in premessa ed emetta uno nuovo fornito di motivazione adeguata e coerente con il caso.
Se non dovesse farlo? Celeste, Marazzini e  Barini si riservano sin da adesso di segnalare a chi di dovere:                                                  – l’uso inappropriato dello strumento del decreto, in modo da farlo apparire regolare nella forma pur essendo carente nel merito per l’impiego di una motivazione pretestuosa, a cui si è ricorso per raggiungere uno scopo mediante l’occultamento della motivazione reale. Con l’invito a valutare se in questo comportamento si possono ravvisare gli estremi del falso in atto pubblico e di abuso d’ufficio.

– di valutare se l’emissione di un decreto munito di una motivazione prelevata da un precedente decreto sindacale di un altro Comune sia compatibile con l’art. 54 della Costituzione, con riferimento al dovere, per chi esercita funzioni pubbliche, di adempierle “con disciplina e onore”.

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