Gianfranco Brusasca, cornaredese, poeta scrittore e tanto altro nella sua ultima opera “Cara libertà – Scritti civili e sociali” dedica bellisdime pagine al ruolo fondamentale che le donne – baluardo per la sopravvivenza della civiltà naturale e umana del pianeta – hanno nella famiglia, nel lavoro e nella società tutta. E la Chi aiuta una donna salva la vita!
Viviamo drammaticamente ogni ora, ogni giorno, una sorta di stato fibrillatorio tanto che nella prima parte del mio ultimo libro edito “Cara libertà – Scritti civili e sociali di un poeta” ne parlo umilmente per alcuni aspetti relativi alla loro vivenza conscio della gravità del fenomeno. Una violenza che travalica, ormai, dal suo stato fisiologico gettandosi in quello patologico. In particolare, poi, la violenza delle donne subita sul lavoro è lo specchio della violenza che vive, in primis, la donna nella famiglia e riflette lo stato di rassegnazione della famiglia stessa cellula prima della società. Come si comporta la famiglia all’interno di essa cosi si comporta la società all’esterno financo sul lavoro.
Le donne subiscono violenze inenarrabili e, per coazione ad emulare, assistiamo ad un altro fenomeno laddove le donne stesse le praticano verso gli uomini per vendicarsi delle frustrazioni subite. Vince la morte sulla vita! E’ importante parlarne e anche dibattere sul tema, ma diventa imperativo agire concretamente ad esempio nel sostegno economico e psicologico delle famiglie specialmente di quelle con più bambini ,ma non solo, che della violenza in generale, cui siamo testimoni tutti, diventano le vere grandi vittime di questo modo di vivere assurdo e suicida.
Allora ci domandiamo quale sia l’antidoto, quale è la “spia” che ci consente di conoscere in tempo utile e preventivo lo stato disagiato psicologico delle unità familiari delle nostre comunità per aiutarle a non sfociare nel disfacimento mentale e fisico, per scavalcare la morte.
In un’Europa “fredda” la temperatura alla quale è soggetta la società ha raggiunto, ormai, livelli di “ipotermia” tali da prefigurare scenari prossimi alla morte civile e sociale. La “temperatura è bassa” e non conosciamo i tempi. In questo frangente, la libertà, la vita e la felicità sono raffrontati con i loro doveri e diritti, mediate da analisi ed esplorazioni culturali nell’ambito dei comportamenti umani con i loro valori laddove alle istituzioni nazionali ed europee vengono richieste azioni di salvaguardia delle identità e intimità con particolare orientamento alla famiglia e alla donna rese fortemente instabili da sofferenze e oppressioni implacabili e letali (Abstract da “Cara Libertà”).
Quindi, il 25 novembre di ogni anno”Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne” istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. che, insieme alla “Giornata internazionale della donna” ricorrente l’8 marzo di ogni anno (per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche al pari contro le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono soggette nel mondo) costituiscono due dventi sempre più da valorizzare e da intercollegare.
Chi aiuta una donna salva la vita!
Dunque, un grido spaventato e pieno di vergogna il mio, quello di oggi, di ordine generale di denuncia poetica sulla violenza infame ed assassina perpetrata sulle donne del nostro pianeta, in ogni parte e di ogni tipo, per non dimenticare i limiti di cui siamo portatori, nessuno escluso. Ecco, quindi, alcuni miei versi d’amore, con la“A”maiuscola, ovviamente, dedicati alle donne ed in particolare a Nadia Anjuman, una giovane e sublime poetessa afgana di Herat, madre di una bambina di pochi mesi, uccisa dalla ferocia culturale dell’anima prevaricatrice degli uomini disumani ed assassini. Così pensava e scriveva Nadia Anjuman con parole piene di malinconia:
” Il sostegno dei miei amici e di coloro che condividevano i miei stessi orizzonti, mi hanno permesso di continuare su questo sentiero, ma… ahimè… tuttora, ogni qualvolta compongo un nuovo verso, sento il tremore della mia penna e con essa trema anche la mia anima “ (Nadia Anjuman)
Ed è cosi che un poeta, molto umilmente, interpreta il proprio disagio, di fronte alla ferocia degli uomini, con una risposta reattiva sentimentale (Il primo bacio) a dei bisogni profondi e definitivi di ciò che resta di umano dentro di noi.
Gianfranco Brusasca
Il primo bacio
Dedicata a Nadia Anjuman di Herat, la città dei poeti.
Se la morte non è la morte,
dove mai finiranno i poeti
e il profumo dei gigli
e il primo bacio sulle giovani labbra,
dove finiranno?
In cielo, amore mio, in cielo!
Cos’ è questa musica?
Sono i violini del bosco
che mandano il vento
alle praterie, amore mio!
E’ il sangue che scorre
nelle mie vene,
è la nebbia che danza
e chiama la neve.
Cos’è questa luce?
E’ luce di Luna, rugiada dei tuoi occhi,
amore mio!
E’ purezza di primavera che torna,
inganno d’estate, tragedia d’autunno
che brucia gli amori
nei fuochi d’inverno.
E’ il primo bacio, amore mio!
E’ la fiaba antica e nuova
di una donna che arde,
che ama ed implora
la stella bianca e muta
dell’aurora.
E’ l’anima che s’ebbra
di miele,
del poeta che piange
e consuma pensieri
dei nostri più antichi
e nuovi guerrieri.
E’ il canto del passero
che dissolve la notte
al venire del giorno!
Per non morire, amore mio,
per non morire,
con il primo bacio.