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L’amministrazione comunale ha fatto filtrare che in questa settimana renderà pubblico il giorno in cui convocherà l’assemblea sull’area feste. Un incontro per informare i cittadini e fare il punto sulla situazione. Certo è che al momento le cause intentate per l’area festa a suo tempo dai commissari straordinari e poi proseguite dagli attuali amministratori si sono allo stato rivelate perdenti e onerose. Intanto pubblico la sentenza emessa il 23 aprile dal giudice Ernesta Occhiuto nella parte relativa a “fatti e diritto” e ai motivi della condanna del Comune.
Il Comune di Sedriano con atto di citazione ritualmente notificato, domandava di accertare l’inadempimento contrattuale relativamente al lotto B di tutti i convenuti, come indicati in epigrafe, e di condannarli, anche in via solidale, al risarcimento del danno per Euro 70.000,00 oltre interessi di cui al Dlgs 2312.
Il Comune riferiva che in data 25.3.10 con determina n. 258, aveva affidato all’ingegner Angelo Munari l’incarico per la progettazione definitiva ed esecutiva per la realizzazione dell’opera Parco delle Scuole 2° lotto – area feste, nonché la direzione dei lavori ed il coordinamento delle funzioni di responsabile della sicurezza per l’importo corrispondente alla somma offerta dal professionista e pari ad Euro 92.500 oltre accessori.
Riferiva che l’ing. Munari depositava progetto definitivo in cui suddivideva la realizzazione dell’opera in tre lotti: A, B, C (il lotto B riguarda l’oggetto di causa).

Dichiarava di avere aggiudicato, successivamente, con determina area Patrimonio n. 585 del 3.8.10, la realizzazione dei lavori relativi al lotto B area feste all’impresa RoVi sas di Saviani R. & C. (a seguire semplicemente ROVI), con la quale sottoscriveva il relativo contratto di appalto in data 2.12.10.
Precisava che Rovi aveva iniziato i lavori sotto la supervisione del D.L. Munari, e di aver incaricato l’architetto Angelo Massetti, con determina n. 430 del 23.6.11, per le operazioni di collaudo tecnico amministrativo.
Riferiva infine che in data 6.8.12 l’architetto Massetti aveva depositato collaudo tecnico amministrativo positivo relativo al lotto B, adottato dal Comune con determina n. 57 del 23.1.13.
Tutto ciò premesso, il Comune lamentava la sopravvenienza di una serie di vizi e difetti, riferendo che in relazione agli stessi le parti in data 22.5.14 avevano effettuato un sopralluogo (come da relativo verbale doc. 17), cui seguiva in data 10.7.14 comunicazione con la quale il Comune contestava formalmente i lavori relativi al lotto B (doc. 18 – per l’indicazione dei vizi difetti e dei danni , quantificati in Euro 70.000,00, si veda pag. 4 dell’atto di citazione, alla quale si rimanda, e la relazione tecnica del Comune).
In ragione di tali fatti, il Comune ha lamentato:
NEI CONFRONTI DELL’ING. MUNARI:

1) la violazione del disposto di cui agli artt. 1176 comma 2 e 2232, 2236 cc: reputando qualificata la diligenza richiesta al progettista e D.L. in considerazione del tipo di attività, di natura tecnico intellettuale, prestata dallo stesso in esecuzione del contratto di opera intellettuale, ritenendolo dunque responsabile anche per colpa lieve. Sul punto il Comune ha precisato che la prestazione richiesta al professionista, di progettare e dirigere i lavori relativi ad una costruzione, non presentava problematiche di tale complessità da consentire di invocare un minor grado di responsabilità (nel senso che non consentirebbe di ritenere il professionista responsabile solo per colpa grave).
2) Violazione dell’art. 1218 cc e degli obblighi di vigilanza, in qualità di D.L.
3) Violazione dell’art. 1375 cc.

NEI CONFRONTI DI ROVI:

in qualità di impresa esecutrice dei lavori, in base all’art. 1667 cc o comunque ex art. 1669 cc, tenuto conto che il collaudo è avvenuto in data 6.8.12 ma che vizi erano occulti.

Secondo il Comune la missiva del 10.7.14 avrebbe interrotto il termine prescrizionale di cui al comma 3 dell’art. 1667 cc.
Inoltre il Comune ha lamentato che l’impresa non ha depositato la polizza indennitaria decennale copertura rischi opera ex art. 126 comma 1 dpr 20710; la polizza per l’assicurazione civile per danni cagionati da terzi, ex art. 126 comma 2 dpr 201710; la fideiussione a garanzia della rata di saldo.
NEI CONFRONTI DEL COLLAUDATORE ANGELO MASSETTI:
il quale in ragione di tutte le suddette violazioni non avrebbe dovuto emettere certificato di collaudo positivo.
Angelo Munari, costituitosi con comparsa depositata il 27.2.2015, riferiva che il Comune aveva proposto analoga causa nei suoi confronti in relazione al lotto A, insisteva per il rigetto delle domande di parte attrice in quanto infondate.
Angelo C. Massetti, costituitosi con comparsa depositata il 19.12.14 insisteva per il rigetto della domanda avversa, evidenziando che il Comune era venuto meno a tutti gli obblighi di conservazione e manutenzione dell’immobile e che i danni fossero pertanto imputabili esclusivamente all’ente.

RoVi sas, costituitasi con comparsa depositata il 5.1.15, preliminarmente eccepiva la decadenza o comunque la prescrizione dell’azione proposta dal Comune nei suoi confronti, insisteva poi per il rigetto dell’avversa domanda in quanto infondata.
In via riconvenzionale domandava la condanna del Comune al pagamento del saldo finale dell’appalto dei lavori relativi al lotto B, per Euro 90.368,46 oltre Iva.
Angelo Munari, inizialmente contumace, si è poi costituito con comparsa depositata il 27.2.2015 (in sede di deposito delle memorie di cui all’art. 183 comma 6 cpc).
Il giudice, disattesa l’istanza di riunione della presente causa alla n. rg 5017114, avanzata da RO.VI SAS, come da ordinanza del 28.1.15, accordati i termini d cui all’art. 183 comma 6 cpc, ammetteva la prova orale dedotta da RoVI sas, accoglieva l’istanza ex art. 210 cpc di RoVi sas, ordinando al Comune di Sedriano di produrre il piano approvato con delibera GC77 dell’1.6.10, la relazione n. prot. 796014, l’atto approvativo n. 682014 relativo alla convenzione con LA Pro Loco di Sedriano. Disponeva quindi ctu finalizzata a verificare “riguardo al lotto B e alle parti espressamente oggetto di doglianze in atto introduttivo ed allegati, 1) quale sia l’attuale stato di fatto delle opere e se in ipotesi di riscontrati vizi difformità, gravi difetti o ammaloramenti in genere- essi dipendano da errore progettuali, esecutivi o inerenti il collaudo, ovvero di omessa insufficiente manutenzione successiva al collaudo; 2)se quanto eventualmente riscontrato dipenda da una sola o da più cause concorrenti tra loro, indicandone se dal case e se possibile quale sia l’entità del concorso espresso in termini percentuali; 3)se quanto eventualmente riscontrato abbia natura di difetto evidente o meno e se si sia manifestato primo o dopo il collaudo; 4)se quanto accertato comporti una diminuzione di valore dell’opera eseguita, anche rispetto ai corrispettivi già versati dal Comune, oppure comporti la necessità di opere rimediali;5)se quanto riscontrato sia stato o meno già evidenziato nei documenti prodotti in atti…; 6)infine se vi siano tuttora tra le parti posizioni economiche di dare avere ancora aperte…”.
Escussi due testimoni, veniva disposto, in accoglimento dell’istanza delle parti, il rinnovo della Ctu con contestuale nomina di nuovo consulente, soprattutto in considerazione della mancata applicazione della normativa del codice degli appalti pubblici al caso di specie.
All’esito del deposito della Ctu definitiva, all’udienza del 18.1.2018, le parti nulla osservavano e precisavano le conclusioni come sopra.
Il giudice tratteneva la causa in decisione, accordando i termini di cui all’art. 190 cpc, con riduzione di quello per il deposito delle comparse conclusionali.
La causa viene oggi decisa.
Occorre innanzitutto occuparsi delle eccezioni di prescrizione e decadenza sollevate da RoVi, in qualità di appaltatore.
Sul punto non si può prescindere dall’osservare che in data 6.8.12 l’arch. Massettidepositava collaudo tecnico amministrativo positivo relativo al lotto B, approvato dal Comune con determina n. 57 del 23.1.13, e che conseguentemente il collaudo è divenuto definitivo.
Infatti, tale atto, secondo orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, costituisce la conclusione formale del procedimento amministrativo di collaudo ed equivale, quanto agli effetti, all’intervenuta accettazione dell’opera da parte del committente privato ex art. 1667 cc ( Cass. n. 2633816).
Da ciò consegue la perdita della garanzia per vizi conosciuti o conoscibili dal committente alla data dell’accettazione.
Pertanto, si deve ritenere che il Comune abbia accettato l’opera, con tutte le conseguenze che ne derivano, non ostando in tal senso, in considerazione di quanto sopra esposto, la natura pubblica dell’appalto.
Residua dunque in capo al Comune, che ha accettato la consegna dell’opera (con l’approvazione del collaudo), la garanzia per vizi c.d. occulti, in quanto non riconoscibili secondo ordinaria diligenza al momento della conclusione dei lavori.
Al riguardo il Comune committente ha riferito di aver eseguito un sopralluogo congiunto in data 22.5.14.
La circostanza non è contestata ed è provata dal verbale del sopralluogo (doc. 17) nel quale si fa riferimento anche ad i vizi in oggetto, precisamente: “LOTTO B: la pavimentazione del campo da basket realizzato in resina risulta essere quasi interamente fessurato e quindi inutilizzabile”.
Il Comune ha poi riferito di aver denunciato i vizi suddetti in data 10.7.14 .
La circostanza è provata ed è documentale. Risulta altresì che in pari data il Comune abbia ottenuto relazione tecnica accertativa dei suddetti vizi, della loro natura, della imputabilità.

Ciò premesso, si deve ritenere che il Comune abbia preso atto dei vizi, in presenza delle controparti in data 22.5.14, in occasione del sopralluogo, ed abbia avuto cognizione effettiva e sicura degli stessi a seguito dell’espletamento della perizia di parte, in data 10.7.2014.

Sul punto: “tale consapevolezza non può ritenersi raggiunta fino a quando non si sia manifestata la gravità dei difetti medesimi e non si sia acquisita, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione ed imputazione delle sue cause” (Cass. n. 14638.

In ragione di quanto esposto si deve ritenere che la denuncia del Comune, in data 10.7.14, sia stata tempestiva e che pertanto l’attore non è incorso nella decadenza di cui all’art. 1667 comma secondo cc. Né può venire in considerazione un’ipotesi di prescrizione, di cui al comma terzo dell’art. 1667 cc, essedo stata l’azione intrapresa nei due anni dal giorno della consegna dell’opera, individuabile nel momento dell’accettazione da parte del Comune (in data 23.1.13 il collaudo tecnico amministrativo positivo relativo al lotto B è stato adottato dal Comune con determina n. 57 – e comunque il verbale di collaudo positivo era stato depositato il 6.8.12 – l’atto di citazione è stato notificato in data 1.8.14).

Quanto alla natura dei vizi, dalla ctu espletata in corso di causa è emerso, come meglio si dirà a seguire, che all’atto del collaudo i vizi non erano visibili riconoscibili, in quanto insorti successivamente.

Occorre inoltre precisare che i vizi attinenti al lotto B, che vengono allegati dal Comune, ed espressamente indicati nell’atto di citazione, sono: la cattiva esecuzione della tensostruttura e del campo polivalente basket pallavolo.
Tale precisazione è necessaria al fine di definire i confini dell’oggetto del presente giudizio e dell’accertamento tecnico demandato al ctu.
Il giudizio pertanto non può riguardare altri vizi non dedotti dal Comune o eventualmente tardivamente allegati, che conseguentemente devono rimanere estranei al presente accertamento.

Tutto ciò premesso, la ctu espletata ha accertato la presenza dei vizi suddetti, ha chiarito che gli stessi non erano percepibili al momento del collaudo, in quanto palesatisi successivamente, e che sono riconducibili esclusivamente (sono imputabili ad una sola causa) ad errori esecutivi dell’impresa RoVi, dunque all’esecuzione dell’opera posta in essere non a regola d’arte da parte dell’impresa.
Più precisamente, il ctu ha accertato che i suddetti vizi non sono imputabili ad una cattiva manutenzione dell’opera, ma solo all’originaria esecuzione non a regola d’arte.
In particolare, ha ulteriormente precisato che i vizi non sono addebitabili ad una carenza di ordinaria manutenzione, e che pertanto è irrilevante la ricerca del piano di manutenzione dell’opera, essendo ascrivibili all’originaria esecuzione dell’opera, che ha poi manifestato ed accentuato nel tempo le patologie conseguenti.
In merito alla ctu occorre osservare che la stessa è stata svolta in modo fedele al quesito, quindi in relazione all’accertamento dei soli vizi dedotti in giudizio, secondo un percorso logico motivazionale completo, non inficiato da vizi di alcuna natura, e pertanto condivisibile.
All’esito della ctu è stato possibile accertare che l’inesatta esecuzione da parte dell’impresa ha comportato una diminuzione di valore di parte dell’opera eseguita e la necessità di interventi rimediali per un costo complessivo di Euro 42.000,00.
La Ctu ha altresì verificato, come risultante documentalmente, che a seguito del riscontro dei vizi in oggetto il Comune ha trattenuto la somma dovuta a titolo di saldo a RoVi, pari ad Euro 90.386,46 oltre iva, prevista a saldo dell’ex collaudo approvato con determina del 23.1.13.
In considerazione di quanto sopra RoVi deve essere condannata a pagare a favore del Comune la somma di Euro 42.000,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dal proprio inesatto adempimento oltre rivalutazione monetaria dal deposito della Ctu (11.12.2017) alla data del deposito della sentenza e interessi legali sui singoli scaglioni via via rivalutati anno per anno.
Occorre adesso esaminare la domanda riconvenzionale fatta valere da RoVi s.a.s.L’appaltatrice ha domandato in via riconvenzionale il pagamento della somma di Euro 90.368,46 oltre iva e interessi, a titolo di saldo finale dell’appalto dei lavori relativi al lotto B, in quanto positivamente collaudato.
Sul punto è necessario innanzitutto precisare che le doglianze del Comune in punto di omessa consegna di alcune certificazioni non risultano ostative alla esigibilità della suddetta somma.
Più precisamente, quanto alla mancata consegna della fideiussione a garanzia della rata a saldo, si osserva che il fine di tale strumento è quello di garantire contro eventuali difetti mancanze che si riscontrano dopo l’emanazione del verbale di collaudo provvisorio e prima che esso divenga definitivo a seguito dell’avvenuta approvazione da parte dell’ente pubblico.
Parimenti anche l’assicurazione contro i danni cagionati a terzi nel corso dei lavori cessa la propria efficacia con il collaudo provvisorio o comunque decorsi 12 mesi dalla consegna dell’opera, eventi entrambi già verificatisi nel caso di specie.
Quanto alla mancata consegna della polizza di assicurazione indennitaria decennale sia per i rischi di cui all’art. 1669 cc che per i danni cagionati a terzi dall’opera compiuta, ci si limita ad osservare che, con riferimento al caso di specie, l’attore non ha allegato e provato che l’importo totale dei lavori superi quello indicato dall’art. 30 comma 4 L. 10994, che è condizione di applicabilità dell’obbligo di prestare tale polizza.
La Ctu ha inoltre verificato, come anche risultante in via documentale, che a seguito del riscontro dei vizi in oggetto il Comune ha trattenuto la somma dovuta a RoVipari ad Euro 90.386,46 oltre iva, a titolo di saldo dell’ex collaudo approvato con determina del 23.1.13.
In definitiva, tanto in considerazione dell’esito della CTU, che ha accertato la sussistenza e l’attualità della voce creditoria in oggetto in capo a RoVi s.a.s., quanto in ragione della mancanza di contestazione sul punto da parte dell’attore, si deve ritenere che l’appaltatore abbia diritto al saldo del corrispettivo per l’esecuzione dell’appalto di cui al lotto B, pari ad Euro 90.368,46 oltre iva.
Quanto al computo e alla natura degli interessi, bisogna tener conto che viene in considerazione un appalto pubblico di lavori perfezionato nel 2010, nonché che l’art. 24 L. 1612014 (“norme di interpretazione autentica e modifiche al decreto legislativo n. 2312002, in attuazione della direttiva 200035CE) estende l’applicazione del decreto legislativo n. 2312002, quanto al tasso degli interessi in caso di ritardato pagamento agli appalti pubblici, ma non per i contratti anteriori all’entrata in vigore del dlgs n. 2312002, come quello in oggetto.
Conseguentemente il Comune di Sedriano deve essere condannato a pagare a favore di RoVi la somma di Euro 90.368,46 oltre iva oltre interessi al tasso di cui all’art. 30 commi 3 e 4 del D.M. n. 1450 dalla data del collaudo, il 23.1.2013, sino all’effettivo pagamento.
Devono invece essere disattese le domande fatte valere dal Comune nei confronti di Munari e di Massetti.
Riguardo alla posizione Munari, D.L. e progettista, si deve innanzitutto evidenziare che dalla lettura degli atti di parte attrice non risultano allegati in maniera specifica e circostanziata gli inadempimenti contestatigli, né il nesso causale tra l’inadempimento e i vizi lamentati.
L’attore, in punto di allegazione: 1) si riferisce, evidentemente in modo erroneo, ad un lotto differente da quello in oggetto (quando a pagina 8 fa riferimento alla costruzione di un immobile ad un piano), 2) afferma che “nel caso di specie lo stato dell’area feste appare poco confacente con il corretto adempimento degli obblighi imposti dalla legge trattandosi di un’opera pacificamente incompleta e non ancora ultimata; prova be sia che non è stato ancora emesso il certificato di agibilità”. In relazione a tale ultima circostanza ci si limita ad osservare che l’opera è stata approvata a seguito di collaudo, ed è stata quindi completata.
Sul punto poi il Ctu ha imputato i vizi riscontrati esclusivamente alla non corretta esecuzione dell’opera da parte di RoVi, non rilevando alcuna causa di responsabilità in capo al progettista e D.L. né in capo al collaudatore
La consulenza tecnica espletata in corso di causa, ha escluso la responsabilità di Munari nella causazione dei vizi riscontrati, ritenendoli riconducibili esclusivamente alla cattiva esecuzione posta in essere dall’impresa appaltatrice.
Il Ctu ha rilevato che la progettazione è stata eseguita con canoni sufficienti sia per la pavimentazione che per la tensostruttura. Ha ritenuto che le patologie riscontrate si siano appalesate con il tempo, effetti delle dilatazioni termiche sia stagionali che giornaliere per superfici esterne sottoposte al sole, che non erano rilevabili al collaudo, che non siano dipese da carenza di ordinaria manutenzione, in quanto causati da pendenze locali mal eseguite, risalita nel tempo di umidità dal sottosuolo, mancata compattezza del binder, strato d’usura del pavimento bituminoso del campo da basket.
In merito, inoltre, non sussistono contestazioni specifiche, né le parti nel corso dell’udienza immediatamente successiva al deposito della ctu hanno osservato nulla in punto di esito della Ctu.
In definitiva, da un lato non sono state indicate negligenze specifiche in capo a Munari che abbiano potuto dare causa ai vizi in oggetto, dall’altro è stato accertato che i vizi denunciati hanno natura meramente esecutiva e non sono pertanto riconducibili all’operato di Munari.
Per tali ragioni la domanda è infondata e deve essere disattesa.
Per ragioni analoghe deve essere rigettata anche la domanda svolta dall’attore nei confronti di Massetti, in relazione al quale il Comune allega “non avrebbe dovuto emettere un collaudo positivo in presenza di vizi tanto gravi quali quelli contestati dai due responsabili dell’Area Lavori Pubblici e Patrimonio del Comune”.
Anche in tal caso il Comune non indica specifici inadempimenti imputabili al collaudatore, si riferisce esclusivamente e laconicamente al verbale di collaudo, senza prendere in considerazione l’excursus che ha condotto al collaudo positivo, e pertanto non è possibile comprendere per quali ragioni il Comune assuma che le operazioni di collaudo siano state eseguite negligentemente.
Infine, anche per il collaudatore, come per il progettista, la ctu non ha accertato alcuna violazione, avendo anzi precisato che i vizi riscontrati non sussistevano al momento del collaudo, in quanto insorti successivamente, nel tempo.
Precisamente, ha accertato che i vizi: non erano percepibili al momento del collaudo, in quanto palesatisi successivamente.
Conseguentemente le pretese dell’attore nei confronti di Massetti devono essere disattese.
Quanto infine alla domanda di condanna ex art. 96 comma 1 o comma 3 fatta valere dal convenuto Munari si ritiene, stante l’oggettiva complessità tecnica della vicenda, che non sussistono ragioni per la condanna.
Riguardo alle spese di giudizio, si ritiene vertere, in relazione al rapporto tra il Comune e l’impresa RoVi, in un’ipotesi di soccombenza reciproca, in ragione della quale le spese devono essere integralmente compensate.
Corollario della soccombenza reciproca è che le spese di Ctu, già liquidate con decreto del 14.11.16 e con decreto depositato il 27.12.2017, devono definitivamente essere poste in solido a carico del Comune e di Rovi in parti uguali.
Si deve invece ritenere la soccombenza del Comune nei confronti dei convenuti Massetti e Munari, con conseguente condanna dell’attore al pagamento a favore di questi ultimi delle spese di giudizio, liquidate come da dispositivo, tenuto conto del valore della causa, della natura dell’accertamento, del grado di difficoltà, dell’attività espletata.
P.Q.M.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza disattesa o assorbita,
1) condanna RO.VI S.A.S di Savani Roberto & C. al pagamento a favore del Comune di Sedriano della somma di Euro 42.000,00 oltre rivalutazione monetaria dall’11.12.2017 alla data della sentenza e interessi legali sui singoli scaglioni via via rivalutati anno per anno;
2) condanna il Comune di Sedriano al pagamento a favore di RO.VI S.A.S di Savani Roberto & C della somma di Euro 90.368,46 oltre iva oltre interessi al tasso di cui all’art. 30 commi 3 e 4 del D.M. n. 1450 dal 23.1.2013 sino all’effettivo pagamento;
3) rigetta le domande del Comune di Sedriano nei confronti di Angelo Munari e Angelo Claudio Massetti;

4) rigetta le restanti istanze;

5) compensa integralmente le spese di lite tra Comune di Sedriano e RO.VI S.A.S di Savani Roberto & C;
6) pone definitivamente a carico solidale del Comune di Sedriano e di RO.VI S.A.S di Savani Roberto & C. le spese di Ctu, in ragione della metà ciascuno;
7) condanna il Comune di Sedriano al pagamento delle spese di lite a favore di Angelo Munari, liquidate per compensi in complessivi Euro 9.000,00 oltre IVA, CPA e rimborso forfetario 15%;
8) condanna il Comune di Sedriano al pagamento delle spese di lite a favore di Angelo Claudio Massetti, liquidate per compensi in complessivi Euro 9.000,00 oltre IVA, CPA e rimborso forfetario 15%.

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