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Ivan Andrucci
Ricevo e pubblico questa nota dell’assessore Ivan Andrucci sul programma triennale delle opere pubbliche volta a fare chiarezza sul processo che è alla base della realizzazione degli interventi. 
Siccome nell’ordine del giorno del consiglio comunale aperto sono state quelle inserite nel programma triennale delle opere pubbliche 2018/2020, vorrei spiegare il processo che sta dietro alla realizzazione di un’opera, soprattutto nel momento in cui viene considerata nel piano triennale, anche perché da questo poi ne deriva il grado di partecipazione. Il piano triennale delle opere è un documento tra quelli obbligatori per un’amministrazione nel quale si inseriscono le opere che intenderebbe realizzare durante il triennio successivo con particolare focus sul primo anno a seguire, in questo caso il 2018. Perché dico intenderebbe, perché le sue coperture essendo previsionali, danno seguito a un documento previsionale, e malgrado siano soggette a un attento studio statistico basato sui trend precedenti, le coperture rimangono comunque previsionali, in ogni caso non certe.

Anche per questo il piano triennale delle opere è un atto che da anche la possibilità di essere variato nel corso dell’anno finanziario. In particolare, questo documento ha assunto un’ancora più spiccata valenza previsionale dal momento in cui dal 2016 è subentrato un nuovo principio della competenza finanziaria applicato alla spesa per cui è possibile avviare l’iter di un’opera solamente nel momento in cui ho registrato l’intera esigibilità del quadro economico collegato ad stessa, (ossia i soldi pronti in cassa da spendere) e da li posso far partire le progettazioni. Sulla base di ciò, per poter fare una programmazione attendibile, l’esercizio che abbiamo voluto fare nel corso dell’anno finanziario, è stato quello di armonizzare il più possibile le tempistiche:
· Quelle dettate dalla disciplina normativa dei lavori pubblici, (tempi delle gare) la CUC (Centrale unica di committenza) in condivisione con altri Comuni, ecc… 
 · Quelle legate alle questioni dei vincoli di bilancio tra cui anche le previsioni di entrata. ) E questo esercizio faticoso e costante ci ha permesso di prevenire situazioni sfavorevoli e negli ultimi 2 anni abbiamo variato il triennale due volte. 
La prima variazione perché ha ottenuto dal governo degli spazi finanziari per circa 300.000 € per intervenire in maniera più massiva sul primo lotto di lavori di riqualifica della scuola, e la seconda variazione per togliere dal triennale 2016 , la riqualifica di una parte della via S. Stefano, a causa di una questione legata sia ad un problema procedurale (espropri) che di risorse, (a luglio 2016 ancora non avevamo ancora il quadro economico completo dei 150.000 € utili per far partire l’iter dell’opera), dirottando circa 92.000 euro su manutenzioni straordinarie delle strade. 
Dal punto di vista della partecipazione, il piano triennale delle opere, dopo essere stato adottato dalla giunta, viene messo a disposizione attraverso varie modalità per 60 giorni, ai cittadini, la politica o associazioni che possono ben appunto fare delle osservazioni prima che venga sottoposto al consiglio comunale. Dal punto di vista del coinvolgimento, a mio modo di vedere, per tutta la serie di motivazioni che ho appena espresso, occorre evitare di creare nei cittadini sin da questa fase un’alta aspettativa di realizzazione o addirittura falsa aspettativa di realizzazione dell’opera, perché la vera e propria partecipazione o coinvolgimento dovrà avvenire nel momento in cui da una parte ho la certezza di realizzare quell’opera, ossia quando abbiamo la certezza di avere la copertura finanziaria, e dall’altra prima di dar seguito alle fasi successive delle progettazioni, quella definitiva ed esecutiva, si possono individuare tutta una serie di dettagli ottenuti, lì sì in quel momento, con il coinvolgimento dei cittadini dettagli che non emergono nello studio di fattibilità che è il dettaglio inserito nel triennale inizialmente. 
Sennò, continuiamo a passare da quelli e non solo noi, che promettono e poi non fanno o fanno in parte, e la dimostrazione lampante, e me ne si dia atto con un po’ di onestà intellettuale da parte di tutti, che molto difficilmente si è riusciti a realizzare completamente in passato un piano triennale delle opere, se la memoria non mi inganna. Ma cosa sta alla base delle scelte fatte e delle priorità assegnate per cui abbiamo individuato questi interventi? 
Per l’anno 2018, l’inserimento delle opere nel piano triennale abbiamo considerato prioritari gli interventi di manutenzione e di recupero del patrimonio esistente, ed entrando un po’ nel merito, posso dire che le scelte individuate che stanno alla base delle tre opere considerate sul 2018, ossia il primo lotto di lavori per la riqualifica del tratto di ex Statale 11 compreso tra via Torino e via Morandi, la riqualifica della Via Madonna Pellegrina e quella della Piazza Cavour, sono 3 scelte da considerare come il naturale stato di avanzamento verso la soluzione di 3 necessità o esigenze pubbliche, già in precedenza registrate nel tempo, nel senso che non c’è niente di nuovo. Tre TRE necessità che però abbiamo ritenuto opportuno attualizzare, sottoponendole all’esame e l’approfondimento di studi scientifici o pareri tecnici, per valutarne numeri alla mano, poi quale potrebbe essere stato il reale contributo pubblico inteso come opera pubblica  per la cittadinanza. Infatti, riguardo la ex Statale 11, abbiamo dato un incarico allo studio PIM per produrre un piano particolareggiato che ha fatto emergere una diverso approccio realizzativo rispetto all’ormai obsoleto progetto preliminare del 2012/13, riguardo la via Madonna Pellegrina, abbiamo almeno un paio di relazioni della nostra polizia locale e la bozza del PGTU che già da molti anni sollecitano le amministrazione a intervenire. E per la piazza si è preso in considerazione uno studio sulle barriere architettoniche realizzato anche grazie a un grosso contributo dell’associazione Uildm (Unione distrofia muscolare).

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