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Non erano voti della ‘ndrangheta, ma di semplici famiglie calabresi e meridionali che nulla avevano da spartire con l’organizzazione malavitosa. Marco Tizzoni, ora consigliere regionale, ma al tempo dei fatti era impegnato con la lista Gente di Rho alle elezioni comunali, ha negato oggi, nell’udienza  del processo in corso alla VII sezione penale del Tribunale di Milano nell’ambito del processo a carico dell’ex assessore egionale Domenico Zambetti e altri che i 2-300 voti che il medico chirurgo Marco Scalambra gli voleva offrire nel 2011 fossero di origine mafiosa. Tizzoni, che ha risposto alle domande del Pm, ha spiegato di aver sempre pensato che i voti fossero di meridionali e calabresi, che a Rho costituiscono quasi la metà della popolazione. Insomma nessun collegamento con cosche malavitose che controllavano pacchetti di voti.

Anzi  ha pensato -ha aggiunto- che fossero quelle stesse persone (da lui definite “parassiti”) che bussavano alla parte dei servizi sociali per ottenere qualche beneficio e che lui aveva respinto. E che avessero trovato un mediatore per cercare di avere per altra via quello che non erano riusciti con il loro diretto ricorso ai servizi sociali a ottenere. Non erano dunque voti “sporchi”, ma di gente che non c’entrava niente con la mafia. Tizzoni, a domanda, ha detto di non aver avuto mai rapporti con l’ex sindaco Alfredo Celeste. Poi, anche Monica Culicchi, che allora era candidata nella lista di Tizzoni, ha puntualizzato che a Rho sono tutti o quasi calabresi e che suo figlio frequenta una classe in cui sono in gran numero di estrazione calabrese. La prossima udienza il 2 marzo in cui saranno sentiti come testimoni Aldo De Lorenzis e Merlo che avrebbe dovuto acquisire l’appalto del verde comunale, ma che è stato escluso per mancanza di requisiti perché non aveva consegnato una marca bollata di 20 euro. L’audizione dell’avvocato Guido Ranzani è stata aggiornata al prossimo 25 marzo.

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