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Ricevo e pubblico queste considerazione di Franco Biffi, ex consigliere comunale, sullo scottante tema dei cartelli della pace.

Dopo aver letto l’articolo riguardante i cartelli della  pace, pur non condividendolo nel merito, mi sento di ringraziare Giuliano Colombo, perché il suo scritto almeno è servito a risvegliare dal torpore molti amministratori bareggesi. Saggio è stato poi Ivan Andrucci  a riportare tutti alla realtà ricordando che esistono  ben altre  priorità. Neppure il Santo Padre è riuscito con le sue preghiere ad evitare le recenti guerre. Se bastassero i cartelli chiederei agli amministratori di metterne tanti non solo quelli in ingresso al paese  ma ovunque. Fontanile della pace, Parco Arcadia della pace, e così via. Non bisogna dimenticare che il paese è pieno di luoghi o targhe che ci ricordano in ogni momento questo valore.

Allora ci si accorgerebbe che esiste un centro Martin Luther King, l’istituto “Giorgio Perlasca” e la palestra “Sadat”, tra l’altro luoghi a me molto cari . Basterebbe sollevare gli occhi in alto e leggere i nomi delle vie:via Giovanni XXIII, Via Matteotti, via Sandro Pertini, via Falcone per farci riflettere  e se non ci arriviamo noi singoli è  compito delle istituzioni aiutarci a capire chi sono state queste persone. Quante volte in palestra i ragazzi mi hanno chiesto chi fosse Sadat, nome riportato sull’ingresso. Molti di loro sono nati dopo la sua morte e non lo conoscono. Quel cartello e tanti altri non servono a nulla senza le successive spiegazioni. Sono solo metallo, oggetti dimenticati, oggetti senza vita. Ben vengano i cartelli basta che poi si aiutino le nuove generazioni a capirne il significato. Con questa premessa penso che si possano rimettere quelli con la scritta “Città di Pace” ma non a discapito di quelli con la scritta “Paese delle ciliege“. Possono benissimo coesistere

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