L’ex sindaco Alfredo Celeste nell’udienza di martedì 16, in cui il Pm Alessandra Dolci ha chiesto il ritiro della proposta della misura di sorveglianza speciale, ha fatto dichiarazioni spontanee, che qui sotto sono integralmente riportate.
E’ passato più di un anno da quel giorno di luglio del 2013 che mi ha visto convocato in caserma , con una telefonata del comandante di stazione maresciallo Avitabile, per alcune “comunicazioni”. Ad attendermi vi erano altri due ufficiali dei carabinieri con il compito di una notifica nei miei confronti. Alla consegna del documento la mia attenzione, dopo una lettura sommaria e veloce , si è soffermata su una parola che mi giungeva nuova e strana: “sorveglianza speciale”. Ho chiesto spiegazioni al comandante Avitabile sul significato di quel termine . La risposta, cordiale e chiara, è stata: “Non bisogna frequentare un certo genere di persone, evitare luoghi controindicati, avere un lavoro onesto…” etc…
In quel preciso momento ho pensato: “Dio mio, ma io ho già il lavoro onesto e, con questa cosa, lo perdo immediatamente”. Ho riletto quanto notificatomi con più attenzione e, con grande sorpresa, ho visto che ero indicato e proposto quale “socialmente pericoloso”. In quel momento ho creduto di vivere un’altra realtà da quella effettiva e, indignato e arrabbiato oltre che confuso, ho detto all’ufficiale responsabile, ma incolpevole, che non mi sarei dimesso. Da quella data ad oggi gli effetti di questa “proposta” sono stati un’ulteriore gogna mediatica e di grandi sofferenze umana e famigliari, che si sono aggiunte a quelle già vissute con l’assurda accusa che mi ha visto protagonista, seppur estraneo, alla vicenda giudiziaria di cui è in corso il relativo processo.
Anche in questa occasione ho avuto il sostegno e la stima dei miei famigliari, dei miei legali, dei miei cittadini e moltissimi amici che mi hanno incitato a non mollare e ad andare avanti.
Lo sdegno è aumentato quando ho letto le motivazioni della proposta e i giudizi dati sulla mia persona: per le motivazioni avete già sentito l’intervento dei miei legali; vorrei soffermarmi sui giudizi pesantissimi espressi dall’ufficio del pubblico ministero che riporto: “spregiudicato, privo di principi morali, asservito a logiche che diventano malavitose…”. Io mi sono chiesto se sono effettivamente così e, scorrendo tutta la mia vita sin dai primi studi liceali/universitari a tutte le altre mie innumerevoli attività sociali, politiche, di relazioni umane e affettive vissute sino ad oggi, ho ottenuto una risposta che non può che essere negativa e respinge fermamente quanto pesantemente espresso.
Non ho presente quale tipo di morale sia convenuta nel pensiero dell’ufficio del pubblico ministero ma, ritenendo assunta quella molto più semplice della scelta tra ”bene” e “male”, ritengo che sia privo di scrupoli e principi morali colui che, mentre lavora intensamente commetta un errore e, una volta riconosciuto, nonostante abbia tutti i mezzi per correggerlo, perseveri nella sua attività come se nulla fosse.
Ho sempre combattuto ingiustizie e le illegalità a discapito della carriera politica e di una rassicurante posizione economica (ho fatto circa venti anni di opposizione dai banchi del consiglio comunale e non mi sono mai piegato a logiche di correnti o partito che mi avrebbero portato vari benefici). Ho sempre pagato di tasca mia tutto quanto mi è servito per diffondere le mie idee e le mie battaglie e, per questo, non sono riuscito nemmeno a comprarmi una casa, vivendo oggi in affitto, ma libero nei miei giudizi e privo di padroni vari.
Ho sempre lavorato e, anche da sindaco, non ho mai interrotto la mia professione di docente di religione che svolgo ancora oggi presso il liceo di Arconate e L’istituto Verri di Busto Arsizio, con la rinnovata fiducia della Curia di Milano, nonostante i soliti sciacalli dell’informazione che sono saliti su un pulpito che non li appartiene, tentando di impedirmi di lavorare.
Vorrei dirvi tante altre cose ma credo che le tante udienze e le testimonianze avvenute in quest’aula abbiano raccontato la verità o una buona parte di essa che possa indurvi a rendermi libero da questa dura prova che mi è stata inferta.
