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Il gioco d’azzardo è un dramma. Tanti presi dalla febbre del gioco finiscono per rovinarsi. 
Gli enti locali più che approvare regolamenti che limitino l’apertura di sale da gioco e l’utilizzo di viceopoker in ambienti lontani da scuole o luoghi di aggregazione non è che possano fare. 
Ci vuole l’intervento degli organi superiori per destinare risorse e strumenti per combattere seriamente il fenomeno. Intanto il gruppo consiliare Insieme per la Libertà ha presentato una richiesta per chiedere all’amministrazione comunale di aderire al “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”, promosso da Legautonomie.

Il gioco d’azzardo è ufficialmente ritenuto dal Servizio sanitario nazionale una patologia di devianza di carattere psicologico, nonché un metodo di dilapidazione del patrimonio, irrazionalmente utilizzato a servizio del rischio, che quasi mai sfocia in un sicuro successo.
L’Italia, alla fine del 2004, si collocava al terzo posto fra i Paesi che giocano di più al mondo, preceduta solo da Giappone e Regno Unito. E il mercato italiano rappresenta il 9% di quello mondiale. Ma, per spesa pro capite, l’Italia ha il primato mondiale (oltre 500 euro a persona), e in Regioni quali Sicilia, Campania, Sardegna e Abruzzo le famiglie investono in gioco d’azzardo il 6,5% del proprio reddito. In conseguenza la maggior causa di ricorso a debiti e usura in Italia è da attribuire a questa “dipendenza”. Il gioco, nella Penisola, coinvolge maggiormente le fasce più deboli. Secondo i dati Eurispes 2005 investe di più in questa direzione chi ha un reddito inferiore: giocano il 47% degli indigenti, il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66% dei disoccupati. Le ricerche internazionali condotte per accertare il numero di giocatori patologici stimano dall’1 al 3% (a seconda che siano calcolati sull’arco della vita o sull’ultimo anno) la popolazione vittima del gioco patologico. In Italia ciò equivale a 700.000 persone in “età di gioco” (dati: Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio.
Da qui la richiesta di Insieme per la libertà  di “impegnare il sindaco, la giunta e il consiglio tutto a predisporre e votare una delibera di indirizzo che preveda l’adesione del suddetto ente al manifesto contro il gioco d’azzardo, promosso da Legautonomie, cui già peraltro hanno aderito diversi comuni del nostro territorio, affinchè i vittuonesi sappiano che l’amministrazione pubblica del proprio paese ha a cuore la salvaguardia dei propri cittadini e che farà di tutto per combattere a livello istituzionale la piaga del gioco d’azzardo
Si chiede altresì che venga stilato un regolamento per la gestione e l’apertura delle sale gioco, che regolarizzi i razionali posizionamento, apertura, gestione, requisiti dell’esercente, sanzioni, casi di cessione, ecc…”.

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