Far quadrare i conti è un’esigenza prioritaria per non mettere in crisi il bilancio comunale. Da qui la decisione della giunta Bagini di introdurre per la prima volta l’Irpef. Il che ha dato alla minoranza le armi per contestare la misura, ma bisogna anche dire che non applicando l’addizionale il Comune si è guadagnato sul campo uno dei peggior indici di virtuosità di bilancio certificato da Anci e Regione Lombardia: 35 su 100 riferito ai bilanci degli anni 2009, 2010 e 2011.
La delibera prevede l’applicazione della addizionale comunale ai redditi superiori a 15 mila euro e le aliquote sono queste: la minima, 0,2%, fino ad un reddito imponibile di 28 mila euro all’anno, lo 0,4% per i redditi da 28000,01 fino a 55.000 euro; è dello 0,6% da 55.000,01 a 75.000 euro ed infine sarà lo 0,8% dopo i 75.000,01 euro. Il gettito che si stima di introitare ammonta in circa 300.000 euro annui.
Con reddito imponibile di 15.000 euro anno a 1.150 euro mensili lordi (considerando anche 13^) non si paga alcuna imposta; con reddito imponibile di 20.000 euro anno, pari a 1.540 euro mensili lordi (considerando anche 13^), 40 euro all’anno, 3,3 euro al mese; con
reddito imponibile di 28.000 euro anno, pari a 2.150 euro mensili lordi, 56 euro all’anno, 4,6 euro al mese; reddito imponibile di 40.000 euro anno, pari a 3.077 euro mensili lordi, 96 euro all’anno, 8 euro al mese. Secondo l’amministrazione comunale sono importi inferiori a quelli praticati dai Comuni viciniori.
L’assessore Enrico Bodini ha spiegato le ragioni dell’applicazione dell’Irpef. “Il risultato di gestione economico del bilancio comunale degli ultimi cinque anni, comprendendo gli oneri finanziari, è stato in media negativo di 316 mila euro all’anno con un picco di 460 mila nel 2009 e 312 mila dell’anno scorso. L’importanza di avere il risultato della gestione operativa del bilancio in pareggio è da anni sottolineata dal revisore contabile del Comune che ancora nella sua relazione relativa al bilancio 2011, l’ultimo approvato dall’amministrazione Tenti, ricordava l’importanza di perseguire il pareggio nella gestione economica. Purtroppo questa nuova entrata che avrebbe potuto consentire il riequilibrio del bilancio comunale dovrà fare i conti con i nuovi tagli del trasferimenti statali che pur essendo già previsti nella totalità dei comuni italiani non è stato ancora precisato l’ammontare per ogni singolo Comune”.
Intanto la buona notizia è che il Comune non sarà penalizzato per lo sforamento del patto di stabilità in quanto è stato inferiore a quanto pagato dall’ente per gli investimenti.
