Basta con la demagogia sul gettone di presenza. La Lega nord non ci sta e attacca la lista civica “Voi con noi” che ha presentato una mozione sulla questione. “Sul tema del gettone di presenza -affermano i consiglieri Silvia Scurati e Lorenzo Paietta– riteniamo si stia facendo da troppo tempo parecchia demagogia: i costi e gli sprechi della politica non risiedono affatto nei consigli comunali ma sono da individuare nelle stanze del palazzo romano e nel numero di Senatori e Onorevoli che dovrebbero dare l’esempio tagliandosi del cinquanta per cento il proprio stipendio. Sulla stampa locale qualcuno si è perfino autoincensato, rivendicando il merito di avere rinunciato per primo al gettone di presenza, salvo poi avere ritirato il proprio stipendio da amministratore, TFR incluso, per i cinque anni precedenti. Con la demagogia non si va da nessuna parte.
Riteniamo pertanto corretto che i bareggesi sappiano di quali cifre si sta parlando: i consiglieri comunali “guadagnano” 17,67 euro lordi ogni consiglio comunale, quindi circa 13 euro netti, tra l’altro senza alcuna indennità riguardante le varie sedute delle commissioni consiliari. Sottolineamo inoltre che i consigli comunali di norma si svolgono una volta al mese. Così come abbiamo dichiarato in consiglio comunale, quello che non accettiamo è il facile populismo fatto in questi mesi, perché ci auguriamo che nessuno si sia candidato per rincorrere uno stipendio di 13 euro da consigliere: rinunciare a questa cifra irrisoria non è quindi un sacrificio, perché nella vita quotidiana i sacrifici delle nostre famiglie sono ben altri! La vicinanza ai problemi dei bareggesi la si dimostra nei fatti, lavorando con onestà e spirito di servizio, sentendo la responsabilità del proprio ruolo, nel rispetto anche di chi, candidatosi, non è stato eletto. Per questo abbiamo espresso la nostra contrarietà alla mozione del gruppo ‘In Volo’ che chiedeva la costituzione di un fondo, perché la solidarietà vera si fa ma non si dice: ogni consigliere comunale può impegnarsi a devolvere il ricavato di quanto percepisce in ogni consiglio in maniera anonima, non in un fondo dove poi sarà una maggioranza politica a decidere pubblicamente a chi e come destinare tali risorse. Fosse anche solo un euro a seduta, ciascuno di noi deve fare appello a se stesso e decidere come impiegarlo al meglio, secondo la propria coscienza e la propria sensibilità, devolvendolo come ritiene più giusto a famiglie bisognose o ad associazioni di volontariato. Una mozione che, peraltro, è riuscita ancora una volta a spaccare la maggioranza che di fatto non è riuscita a raggiungere un voto condiviso, rimarcando le numerose incongruenze che regnano tra chi amministra Bareggio”.