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Non c’è Comune che nelle dichiarazioni di intenti si dichiari contrario al consumo del suolo, ma poi nei fatti pochi pochissimi sono conseguenti alle solenni promesse. Si spera che Cornaredo sia proprio fra quei pochi Comuni virtuosi. Certo è che in Italia la superficie cementificata è pari a circa l’8% del totale complessivo nazionale, un’estensione grande quanto l’Emilia Romagna e maggiore del dato medio europeo sulle aree cementificate che non sfiora neppure il 5% (circa il 4,6%). Il risultato è che il consumo di suolo sovente si trasforma in un puro spreco, producendo decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte e sottrae territorio all’agricoltura che di fatto ha cessato produrre vera ricchezza. In cifre oggi vi sono più di 2 milioni di edifici vuoti, 1 milione a rischio idrogeologico e 5 milioni a rischio sismico. Una buona ragione per pensare a prospettive di sviluppo alternative che portino a una “rigenerazione urbana”.

Troppo per non spingere il consigliere comunale Marco Cardillo (M5S) a intervenire per presentare una mozione contro il consumo del territorio. La mozione, che è approdata nell’ultima seduta consiliare, ha subito raccolto l’interesse dei gruppi consiliari che però hanno invitato Cardillo a ritirarla per studiare la problematica e poi presentare un documento comune condiviso da tutti. Il consigliere ha accolto il suggerimento, ma con la speranza che “i lavori di discussione e stesura del documento avvengano il prima possibile come promesso”. Adesso però bisogna passare dalle parole ai fatti. Anzi la maggioranza potrebbe cogliere al volo l’assist del Movimento 5 Stelle per ripensare lo stesso Pgt, da poco vigente, visto che quand’era all’opposizione non aveva lesinato critiche e riserve allo strumento urbanistico. L’obiettivo di Cardillo con la mozione è impegnare l’amministrazione comunale a impedire l’utilizzo del suolo non ancora cementificato come “moneta corrente” per il bilancio comunale; a cambiare la strategia urbanistica, incentivando la riqualificazione degli edifici in fase di degrado e di abbandono; a ripristinare un corretto equilibrio “uomo ed ambiente” sia dal punto di vista della sostenibilità che dal punto di vista paesaggistico; a riconsegnare all’agricoltura la sua centralità nell’ambito della comunità. Ma anche ad aderire alla Carta di Matera per la tutela dell’agricoltura locale e di inserire al più presto nel Pgt una strategia che porti al “consumo di suolo zero”. 

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