Il Comune non ci sta alla sentenza del Tribunale di Milano che ha ridotto l’illegittima attività estrattiva di sabbia e ghiaia nella cava Bergamina da 91.100 mc a soli 9.745,29 mc. Un ridimensionamento che rischia di vanificare l’entità della sanzione di ben 1.419.294,46 euro che il Comune aveva irrogato alla società Cosmocal Spa, titolare dell’attività estrattiva. Il Tribunale, in verità, pur confermando il provvedimento adottato dall’amministrazione comunale, ha però derubricato “la contestazione ex art. 29, comma 1 della L.R. 14/98 in quella disciplinata dall’art. 29, comma 2” con la conseguenza di “dichiarare l’illegittimità dell’attività estrattiva in 9.745,29 mc anziché in 91.000 mc.” Troppo per non impugnare la sentenza. E così il Comune è ricorso in Corte d’appello per far valere le proprie ragioni.
Secondo il Comune la società ha estratto 91.100 mc senza autorizzazione, esternamente alle aree ed al volume del prismoide autorizzato; non ha realizzato il previsto gradone sommerso posto almeno un metro al di sotto del livello minimo registrato dalla falda, con pedata minima di almeno due metri e con sviluppo perimetrale lungo tutto il lago di cava nonché la modellazione delle scarpate al fine di realizzare le previste pendenze; non ha realizzato i previsti interventi di recupero ambientale. Il Tribunale però ha accolto parzialmente le obiezioni della controparte riconoscendo che “gli scavi non solo non avevano superato la quota di profondità assegnata nell’atto autorizzativo, ma ne avevano sfruttato appieno l’estensione, essendosi arrestati nel punto più basso a quota -24 metri a fronte degli autorizzati -25 metri” e “la quantità di sabbia e ghiaia estratte superava di circa 9.000 mc il volume massimo autorizzato”. Adesso è tutto rimesso alla Corte d’appello. Una controversia milionaria che potrebbe in caso di successo riempire le casse municipali.
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