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Il 30 gennaio scorso si è riunita la commissione cave per valutare il da farsi ed avanzare osservazioni in vista della predisposizione del nuovo piano cave. Intanto l’amministrazione comunale sulla scia dei rilievi ha approvato le osservazioni al documento. Ma ha anche deciso di coinvolgere i Comuni dell’ambito territoriale del Magentino al fine di condividere le proposte e le osservazioni in materia di attività estrattive per orientare la nuova pianificazione della Città Metropolitana di Milano nella risoluzione delle problematiche condivise su area vasta.
L’amministrazione comunale nella sua disamina ha convenuto che la prima condizione è che non possa prescindere da un’attenta analisi dei reali fabbisogni che devono essere l’espressione dello sviluppo ipotizzato dei Pgt di zona in cui ricade il bacino di coltivazione mineraria, evitando che un bacino di produzione sopperisca all’esigenza di altri bacini. Poi, constatando che i quantitativi non estratti ammontano al 73% del volume del piano del 2006, propone di non aumentare la volumetria escavabile e quindi di valutare l’eliminazione di:
1)  area di espansione a est del bacino di cava (sopra gli impianti), considerando che il volume residuo del piano 2006 è già stato approvato con il progetto di gestione produttiva d’ambito nel maggio 2015 e oggetto dell’istanza di autorizzazione al proseguimento dell’attività estrattiva nel marzo 2016, in quantitativi che saturano la capacità a sud dell’attuale bacino di escavazione, senza coinvolgere la sopracitata area.
2) giacimento a nord est dell’ambito di cava, considerato che trattasi di:
a)  aree agricole di cui parte asservite all’azienda agricola limitrofa;
b)  aree in parte ricomprese nel Comune di Cornaredo;
c) previsione di ulteriore modifica del percorso del fontanile Cicogna e del canale diramatore del Villoresi 7° Bareggio oltre a trovarsi prossimo al fontanile Ghiglio in territorio di Cornaredo. 

Restano le criticità relative all’impatto dei mezzi pesanti sul centro abitato comunale, che solo parzialmente sono state affrontate con la previsione di configurazione del tracciato di viabilità temporanea in uscita dall’ambito che prevede di far confluire il traffico in uscita dalle unità produttive dei due operatori sulla SP. 114, mediante una strada a senso unico in uscita.
Per quanto riguarda invece la supposta esigenza di sfruttare in modo integrale il bacino ha formulato le seguenti osservazioni:
1. l’area dell’ATEg33/C1-C2 in cui sono state localizzate le 2 cave è rappresentata da un territorio di tipo alluvionale, tipico della pianura, che presenta per un numero importante di Kmq la medesima condizione mineraria, pertanto sostenere che si debba sfruttare a pieno il giacimento viene ritenuto una forzatura.
2. il nuovo piano cave dovrà necessariamente contenere elementi innovativi rispetto al riuso e all’utilizzo dell’area, non dimenticando il recupero in senso ambientale delle parti non oggetto di intervento di escavazione.
3. il nuovo piano cave dovrà tassativamente contenere le condizioni alternative ecocompatibili per l’utilizzo futuro dell’area interessata al fine di evitare che si possa passare da un piano cave al susseguente senza soluzione di continuità, creando le condizioni affinché si possa considerare esaurito il bacino estrattivo mettendo fine all’attività estrattiva, pensare al possibile sfruttamento di un giacimento secondo la logica che favorisce l’utilizzo di bacini esistenti evitando di aprirne altri, equivale a considerare il polo estrattivo di fatto inesauribile e continuare per più di 30 anni è illogico e non adeguato alle reali necessità, perpetuando una ferita insanabile in un territorio di pregio la cui vocazione è e deve rimanere eminentemente agricola.
4. il nuovo piano dovrà ribadire che i giacimenti, pur situati su aree private, sono dati in concessione e che, pertanto, sono un bene della comunità che deve rispondere alle reali necessità della comunità stessa.
5. il nuovo piano dovrà contenere inoltre la possibilità di cessione dell’area all’amministrazione comunale come prima opzione, o concordare una convenzione pubblico-privata che immagini un utilizzo ecosostenibile e che permetta la fruizione pubblica dell’area.
6. si ritiene tuttavia opportuno che al termine del piano cave debba essere prevista la dismissione delle aree di cava al fine di salvaguardare un territorio dagli impatti senza termine delle attività estrattive e modificando conseguentemente la legge regionale di riferimento.
7. si ritiene inoltre necessario, sulla base del principio che il suolo è un bene pubblico, restituire ai Comuni la concreta facoltà di trattativa nell’ambito delle convenzioni, anziché trovarsi scavalcati nel procedimento autorizzativo attraverso gli atti d’ufficio sottoscrivibili dalle Città Metropolitane.
8. va ricordato infine che recenti studi in materia demografica portano a specifiche considerazioni rispetto al numero di abitanti visto sicuramente in calo in Lombardia, e nella fattispecie anche della nostra zona, ed in particolare nel nostro Comune, risulta in sensibile diminuzione antropica.
Pertanto anche nel definire numericamente i quantitativi di materiale estraibile, non si possa prescindere da questa condizione.

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