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| Ermes Garavaglia |
Nell’ultimo civico consesso (31 maggio) il sindaco Giancarlo Lonati ha informato i consiglieri sulla firma del protocollo con Prefettura di Milano per i profughi. Il sindaco nel suo lungo intervento ha espresso diffusamente le motivazioni che hanno indotto la maggioranza a firmare il documento. Ma quando dai banchi dell’opposizione il consigliere Ermes Garavaglia ha chiesto la parola gli è stata negata dal presidente del consiglio Antonio Di Conza. Una lunga e inconsueta filippica del primo cittadino e nessun diritto di replica. Ma Garavaglia ha poi così commentato la vicenda dei profughi. “In merito ai profughi mi sarebbe piaciuto riportare un rapporto dell’incontro che Anci ha tenuto sul tema proprio lo scorso 24 maggio a cui nessuno della nostra amministrazione ha partecipato.
Da quell’incontro il prefetto ha spiegato lo spirito del protocollo, che a mio parere, non fa che far assumere a tutti i comuni un impegno equo, oltre che potenzialmente ridotto. Ricordiamo che la prefettura ha la possibilità, indipendentemente dai Comuni, di indire bandi per la distribuzione dei profughi e realizzazione di Cas (Centri accoglienza straordinaria). In tal caso un sindaco può trovarsi un arrivo di migranti senza poter dire nulla. L’altro strumento a disposizione sono gli Sprar (Servizio centrale del sistema di protezione per i richiedenti asilo) progetti proposti invece dal comune stesso per la messa a disposizione di spazi di accoglienza, gestendone completamente, anche attraverso cooperative e associazioni, il processo. Certo in questo caso serve una volontà esplicita dell’ente. Durante l’incontro è anche emerso che il problema vero non è solo in questa fase di accoglienza, ma dopo che viene emesso il giudizio del Tribunale rispetto al diritto di essere accolti o meno (clandestini). Da quel momento gli accolti di fatto perdono tutti i supporti avuti fino al giorno prima e diventano sostanzialmente dei casi da sostenere socialmente, i secondi, da rimpatriare, spesso scappano o non si riesce a rimpatriarli. Purtroppo non abbiamo potuto dire nulla”.
Da quell’incontro il prefetto ha spiegato lo spirito del protocollo, che a mio parere, non fa che far assumere a tutti i comuni un impegno equo, oltre che potenzialmente ridotto. Ricordiamo che la prefettura ha la possibilità, indipendentemente dai Comuni, di indire bandi per la distribuzione dei profughi e realizzazione di Cas (Centri accoglienza straordinaria). In tal caso un sindaco può trovarsi un arrivo di migranti senza poter dire nulla. L’altro strumento a disposizione sono gli Sprar (Servizio centrale del sistema di protezione per i richiedenti asilo) progetti proposti invece dal comune stesso per la messa a disposizione di spazi di accoglienza, gestendone completamente, anche attraverso cooperative e associazioni, il processo. Certo in questo caso serve una volontà esplicita dell’ente. Durante l’incontro è anche emerso che il problema vero non è solo in questa fase di accoglienza, ma dopo che viene emesso il giudizio del Tribunale rispetto al diritto di essere accolti o meno (clandestini). Da quel momento gli accolti di fatto perdono tutti i supporti avuti fino al giorno prima e diventano sostanzialmente dei casi da sostenere socialmente, i secondi, da rimpatriare, spesso scappano o non si riesce a rimpatriarli. Purtroppo non abbiamo potuto dire nulla”.
