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Don Danilo Dorini nella sua riflessione settimanale ha scelto stavolta la fiducia, che, a suo giudizio, è in crisi e in calo. E indica la strada per recuperarla e diventare centrale nella vita di ciascuno.
Il Papa è tornato a casa con un aumento di fiducia da parte della gente: frutto della spontanea solidarietà umana nei confronti di una persona sofferente e merito della sua empatia con le persone.
Mi pare, però, che il senso di fiducia in generale, sia in crisi e pure in calo. Mi spiego.
Si è venuta a creare in questi ultimi decenni una spaccatura tra la fiducia nelle istituzioni di garanzia (carabinieri, polizia…) e le istituzioni di rappresentanza. In parole semplici, non ci si fida più o si diffida di chi ci rappresenta. Al di là dell’affinità politica, è innegabile che a livello di fiducia, il confronto tra Presidente della Repubblica e quello del consiglio sia tutto a favore del primo. Ciò accade anche nella Chiesa: la fiducia che la gente ha nella figura del Papa è nettamente superiore a quella che esprime nella Chiesa in quanto istituzione.
Vi è poi una seconda frattura: riguarda la divaricazione tra l’individuo e il senso di appartenenza a una comunità più ampia del proprio circolo di “amici-colleghi-membri”. Cadute le grandi ideologie negli anni ’90, smarrito il senso religioso e comunitario della fede, ci si è rifugiati nell’individualismo più assoluto e nel relativismo etico “è bene ciò che piace a me oggi, domani è un altro giorno”.
Per quanto riguarda la Chiesa, il problema della pedofilia l’ha messa per anni in un angolo e portata a chiedere perdono “ogni giorno”. Il Covid ha dato la spallata finale instaurando un clima di paura e diffidenza negli altri da cui non ci siamo ancora ripresi. Molti, per tale ragione, faticano a partecipare ad iniziative, pure interessanti, o lo fanno con grande cautela.

Si impone la domanda: che fare per invertire la china? Qualche suggerimento:

  • curare la propria preghiera personale quotidiana con l’ascolto della Parola di Dio, unica fonte certa di fiducia, speranza e carità;
  • coerenza, la maggiore possibile, tra fede e vita quotidiana così da essere credenti credibili;
  • vivere la liturgia come espressione di fede autentica e non pura devozione;
  • partecipare, nei limiti del possibile e delle proprie inclinazioni, alle iniziative proposte, non solo della comunità pastorale;
  • attivarsi come volontari in qualche gruppo presente sul territorio offrendo il proprio tempo, esperienza e contributo;
  • costruire e diffondere un clima di familiarità in parrocchia, e non solo, superando i confini del proprio gruppo e accantonando una certa autoreferenzialità;
  • continuare a offrire momenti e luoghi di aggregazione, per tutti, cosicché ci si possa incontrare, conoscere e stabilire legami di amicizia. L’alternativa è restare isolati nel proprio appartamento, accomodati e al sicuro. Che nessuno possa dire a ragione: “ma qui non si fa niente! Non c’è un posto aperto dove andare!” e … “neanche un prete per chiacchierare” come cantava Celentano in una sua famosa canzone.

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