In municipio ostentano ottimismo e convinti che nel giro di poco tempo la questione si sistemerà senza scossoni. Certo è che le Belle arti hanno ingiunto al Comune di fermare la demolizione del “caminone” dell’ex cartiera trattandosi di opere da salvaguardare. Ma, da quel che è filtrato, la situazione dovrebbe trovare presto una composizione con il definitivo parere delle Belle arti, ovvero se ristrutturare o abbattere il “caminone”. Del resto demolire il “caminone” dell’ex cartiera significa, come ha già detto la consigliera Monica Gibillini (Lista Bareggio 2013), tagliare le radici della comunità bareggese e interrompere la trasmissione della storia locale alle nuove generazioni. A ogni modo gli edifici che costituiscono il complesso dell’ex cartiera hanno più di 70 anni e per di più insistono in un’area destinata a diventare pubblica. Poi il Codice dei beni culturali tutela gli immobili che con la loro storia hanno valore antropologico e quindi, mentre la Soprintendenza prende in considerazione la loro storia, la loro vetustà, gli edifici non possono essere demoliti o modificati. Le premesse ci sono per salvaguardare il “caminone” dalla cancellazione. Tutti sanno, e più degli altri i bareggesi non più giovani, che la cartiera dal 1945 ha dato un poco di benessere a uomini e donne che lì avevano trovato lavoro e che l’edificio della filanda, nel corso dei suoi 150 anni di attività, ha sentito il dolore delle mani immerse nell’acqua bollente di adolescenti e di donne impegnate a scollare i bozzoli.
