Amministrazione e maggioranza sprizzano soddisfazione per il recupero dell’area ex cartiera e considerano la demolizione del ‘caminone’ un semplice e necessario incidente collaterale senza alcuna importanza, le opposizioni masticano amaro e contestano la cancellazione dell’identità del luogo. Ma nessuno sembra porre attenzione alle conseguenze principali dell’operazione. E sì, nessuno si preoccupa che l’operatore, oltre alla superficie che dispone per costruzioni private nel comparto ex cartiera, fruisce di ulteriori aree in via 1° Maggio per edificare.
Nessuno grida alla speculazione edilizia, all’edificazione di ogni area ancora libera, alla politica senza anima e prona alle desiderate dell’imprenditoria, alla magica riduzione delle superfici comunali. Non sembrano temi da occupare l’agenda delle forze politiche. Eppure sarebbe valsa la pena capire se i benefici per la comunità valessero il sacrificio di ulteriore consumo di aree quando di case vuote e sfitte in paese si perde il conto. Niente, le criticità coperte dal suono ammaliante della grancassa del recupero dell’area, dopo decenni di tentativi falliti, hanno steso uno spesso velo sugli effetti.
Per contro le opposizioni si sono distinte per prese di posizione nostalgiche come l’abbattimento della ciminiera. Certo mantenere l’identità storica di un luogo come l’ex cartiera sarebbe stato bello e ammirevole. Una battaglia per così dire dí retroguardia, ma, forse, utile per guadagnare consensi, perché certe fasce dell’elettorato, affezionate a tutto ciò che ruotava attorno alla ciminiera, non dimenticheranno la perdita del simbolo.
Una battaglia che sarebbe stata più consona al centrodestra, legato ai valori della tradizione, ma ha preferito le sirene della modernità, che sa mostrare il seducente senza sostanza e nascondere le magagne.
