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L‘architetto Ida Bonfiglio, in questa nota che ricevo e pubblico, ricorda la figura dell’ex sindaco Vittorio Oldani, morto proprio qualche settimana fa, che all’epoca della sua sindacatura pensava di fare dell’ex cartiera una biblioteca, uno spazio di ritrovo e di cultura per i ragazzi. Uno spunto, oggi, per rilanciare l’idea che l’area vada risanata e non cancellata con la demolizione, come è già nei propositi dell’amministrazione Colombo. Ecco il suo commento. Ho conosciuto Vittorio Oldani alcuni anni fa: ci ha fatto incontrare la vecchia cartiera. Aveva saputo che mi stavo adoperando per salvare questi vecchi edifici dalla demolizione e voleva raccontarmi il suo percorso con l’intento di comprare dal privato l’edificio della ex filanda per farlo diventare “La biblioteca” di Bareggio. Sognava in questi spazi tornati a nuova vita un centro civico dove ragazzi, cittadini e associazioni potessero incontrarsi e avere l’opportunità di organizzare eventi e incontri. Emozionato mi ha regalato i documenti che aveva raccolto negli anni: tra quei fogli c’erano anche i disegni della biblioteca che immaginava nell’ex filanda. Sappiamo che non è riuscito in questo intento ed era rammaricato per come si stavano mettendo le cose in questi anni. Mi incoraggiava ad andare avanti nel difendere la vecchia cartiera e ha partecipato finché ha potuto agli incontri che organizzavo con i cittadini. Ci accomunava il pensiero che progettare una città significa pensare al tipo di vita che si vuole proporre alle persone che si trovano in quello spazio, doveroso è chiedersi la ragione di una costruzione, quale è la sua storia, quale sarà la sua destinazione, il suo utilizzo. Conservo ancora il suo ultimo messaggio in cui si augurava che le mie parole potessero indurre gli amministratori a una riflessione sul trascorso, sul passato della comunità bareggese. Da come si sta ponendo la questione non sembra che gli amministratori abbiano ragionato nei termini di una conservazione e riutilizzo degli edifici. E’ dello scorso 6 febbraio l’ordinanza del Comune che vieta l’accesso all’area dell’ex cartiera ed è ben visibile a tutti il transennamento della stessa. Nell’ordinanza si descrive lo stato di non sicurezza dell’ingresso su via Madonna Pellegrina: sono caduti dei calcinacci. Certamente la scarsa manutenzione non ha giovato alle infiltrazioni di acqua piovana che hanno provocato distacchi di intonaco dall’alto. Certamente questo transennamento e l’ordinanza abituano i cittadini a considerare l’area come una zona pericolante, decadente e permette di raccogliere quel consenso popolare per la sua totale demolizione da coloro che non riescono a vederne la ristrutturazione e il riutilizzo. Mi auguro a questo punto che il transennamento non sia presagio, il preavviso di una imminente demolizione che verrà dichiarata ovviamente necessaria per la messa in sicurezza dell’area. Se dovesse, ora, avvenire una demolizione diventerebbe impossibile recuperare poi degli edifici scomparsi. E tutto il transennamento avviene mentre si attende che la Soprintendenza esprima il suo parere, vale a dire ristrutturazione o demolizione degli edifici più storici della ex cartiera. Gli edifici che costituiscono il complesso che chiamiamo ex cartiera hanno più di 70 anni e sono in un’area che diventa pubblica. Non è possibile dimenticare che il Codice dei beni culturali tutela gli immobili che con la loro storia hanno valore antropologico e quindi, mentre la Soprintendenza prende in considerazione la loro storia, la loro vetustà, gli edifici non possono essere demoliti o modificati. Tutti sanno, e più degli altri i bareggesi non più giovani, che la cartiera dal 1945 ha dato un poco di benessere a uomini e donne che lì avevano trovato lavoro e che l’edificio della filanda, nel corso dei suoi 150 anni di attività, ha sentito il dolore delle mani immerse nell’acqua bollente di adolescenti e di donne impegnate a scollare i bozzoli. Ancora una volta, in attesa delle decisioni della Soprintendenza, perché non provare a guardare il risanamento dell’area con occhi diversi da quelli della demolizione: immaginare, al di là delle due nuove palazzine, un altro progetto che rispetta i luoghi e la storia. Invece di un cubotto anonimo recuperiamo la parte storica della vecchia filanda, il “caminone” e la sede Avis con la pesa meccanica, e le antiche officine. Un progetto per la comunità da costruire con la stessa comunità perché questi luoghi possano prendere vita. E potremmo dedicarlo al vecchio sindaco Vittorio Oldani che ci credeva con onestà e fermezza.

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