Come mai i non credenti fanno gli animatori e in oratorio si sentono come se fossero a casa propria? L’interrogativo se l’è posto il parroco don Danilo Lorini sulla scia di un articolo pubblicato qualche tempo fa sul quotidiano Avvenire riguardante gli animatori dei centri estivi parrocchiali. Il succo era: non credenti, ma in oratorio si sentono a casa loro. Sarà pur vero – osserva don Danilo – ma… questo ci può bastare, oppure c’è qualcosa da aggiungere?
Ecco le sue riflessioni:
- 1. va da sé che nell’adolescenza si coltivino incertezze e dubbi. Siamo stati tutti adolescenti e conosciamo il travaglio interiore vissuto, anche se spesso mascherato da supponenza e ostentata sicurezza. Va compreso un adolescente che non ha ancora compiuto una scelta definitiva di fede ma da qui a rifiutarsi di partecipare alla messa settimanale o ai momenti di preghiera previsti durante la giornata in oratorio con la motivazione “io non credo e nessuno mi può obbligare a…” questo non ci sta. La comprensione va accompagnata dal dovere del rispetto della proposta educativa;
- 2. gli adolescenti intervistati hanno affermato di sentirsi a casa propria in oratorio durante l’esperienza estiva. Chiediamoci: solo 5 o 6 settimane l’anno? e per il resto dove sono? perché farsi vivi solo in questo periodo? per svolgere un servizio o per stare con i propri amici oppure perché non sanno cosa fare e dove andare diversamente? “A casa propria”: a casa mia non chiedo a mia madre se posso aprire o no il frigorifero, in oratorio la cucina è luogo di lavoro per i volontari e dunque va da sé che debba chiedere: a casa mia posso anche permettermi un linguaggio volgare, in oratorio per rispetto degli altri e dell’ambiente, no. Mi sento a casa mia, ossia mi trovo a mio agio e sono accolto, ma non sono il padrone per cui faccio ciò che voglio io. Spiace ammetterlo: per vari animatori è così.
Che fare? Occorre aver chiari i criteri di “ingaggio” degli animatori e con costoro fare una serie di incontri formativi e chiarificatori. Si ha a che fare con bambini e ragazzi: un animatore che non si pone con un atteggiamento di servizio non è adatto a svolgere quel compito e ad assumersi una adeguata responsabilità. Occorre parlarne e avere le idee ben chiare in vista del prossimo oratorio feriale.
Grazie di cuore a tutti i volontari adulti e adolescenti che hanno permesso col loro generoso e costante impegno lo svolgimento dell’oratorio feriale, 5 settimane a San Pietro all’Olmo e 6 a Cornaredo. Non ci fosse, sarebbe da inventare.
