Una storia infinita quella della violazione d’autore che si è innescata fra la vicesindaca Annamaria Garofalo e lo storico Mario Comincini, coautore del libro storico su Sedriano. Una vicenda che neppure il parere pro veritate è riuscita a chiudere definitivamente per via della pretesa della vicesindaca di uscire immacolata dall’illecito da lei commesso. Tuttavia essendo un tema molto caldo è suscettibile di reazioni. E il consiglio comunale del 29 maggio scorso ha dato il “la” a nuove puntualizzazioni da parte di Comincini. Infatti Comincini rifacendosi alla seduta osserva che <la vicesindaca Garofalo ha interrotto l’ordine del giorno “per fatto personale”, con lo scopo di «chiarire nuovamente la mia posizione». Ha esordito con l’elenco delle proprie qualità: «correttezza, serietà, devozione, spirito di squadra»; e si potrebbero aggiungere: «modestia e umiltà». Anche questa volta leggeva un testo predisposto. Non ho mai sentito Garofalo parlare a braccio del suo plagio per tre minuti di fila, pur essendo un argomento a lei ben noto. Speriamo che non accada mai di avere, in caso di emergenza, un sindaco impedito e sostituito nella gestione del panico collettivo da una vice che legge.
Prima osservazione. Il mio nome è stato proferito più volte da Garofalo, certo non per complimenti benché fossi assente. Quindi alle sue qualità sopra elencate vanno aggiunti stile e buongusto. I regolamenti mi impediscono di parlare in consiglio comunale e Garofalo sembra approfittarsene se evita di accettare un dibattito pubblico con me in altra sede, come ho proposto a suo tempo. Proprio questa “sgrammaticatura istituzionale” (copyright Giorgia Meloni) mi costringe a intervenire sui mass media, rispetto ai quali Garofalo ha mostrato un vistoso fastidio nell’elencare con pignoleria le testate giornalistiche che hanno pubblicato «27 articoli» sul nostro argomento, evidentemente giudicati solo molestie e non occasioni per fare chiarezza.
Seconda osservazione. Garofalo afferma che torna a chiarire la sua posizione «per accontentare soprattutto il signor Comincini». Perché devo essere il destinatario di chiarimenti che una vicesindaca fornisce in un consiglio comunale chiamato a discutere di un illecito compiuto dalla stessa vicesindaca a danno del proprio Comune, con il quale il sottoscritto non ha alcun rapporto? Destinatari dei chiarimenti di Garofalo, casomai, sono i suoi concittadini e in particolare i suoi elettori, ancora in attesa di ben altri chiarimenti e cioè quelli da me chiesti: perché non mette a disposizione i testi delle prime 13 puntate della “Storia Sedrianese” e le immagini di tutte le 25 puntate, per confermare l’affidabilità del parere pro veritate?
Terza osservazione. Garofalo ha dichiarato di voler spiegare l’affermazione, ormai celebre anche perché contraddittoria, a proposito del negato riconoscimento del danno: «Sono convinta di non aver danneggiato nessuno. In ogni caso pagherò». Finalmente! Ma è una spiegazione sorprendente: siccome ci sono copie invendute del libro del Comune, lei non può aver prodotto un danno economico al Comune stesso. Un buon consulente legale, come l’avvocato Sponzilli, non sosterrebbe mai un’amenità del genere. Usare il criterio delle copie in giacenza per quantificare il danno al copyright del Comune porta infatti a conclusioni abnormi: allora non ci sarebbe danno economico neppure se il libro fosse esaurito, proprio perché il Comune non potrebbe più avere introiti da esso; e non ci sarebbe danno economico neppure se il Comune avesse donato una copia del volume a ogni famiglia sedrianese (mi è capitato con parecchi Comuni), proprio per aver rinunciato alle vendite e quindi a un introito. Un modo aberrante di negare la violazione del diritto d’autore e dimostrerò con argomenti giuridici che tale violazione esisterebbe anche se non fosse stata venduta neppure una copia.
Quarta osservazione, ben più surreale della precedente. «Avrei creato un danno economico al Comincini – ha affermato Garofalo – se gli fosse stato commissionato un altro libro sulla storia sedrianese proprio nel periodo in cui ho scritto le puntate sul web e se a causa dei miei scritti fruibili gratuitamente gli fosse stata negata la commessa, ma così non è». Ho quindi rischiato di non veder pubblicato un mio testo perché anticipato da un altro testo che è un plagio riconosciuto di un mio altro testo. «Tre testi in cerca d’autore», avrebbe chiosato Pirandello col suo umorismo amaro. La chiosa vera, triste e comica, la lascio a chi sente Garofalo vantarsi come autrice di testi originali – «nel periodo in cui ho scritto”, “dei miei scritti” – anche dopo il “parere pro veritate”.
Quinta osservazione. Il monologo di Garofalo promettente chiarimenti non ha chiarito ancora il mistero dei primi 13 capitoli della Storia Sedrianese, un “mistero buffo” perché la vicesindaca non ne vuole parlare dopo averli rimossi dalla rete e né il sindaco né l’avvocato Sponzilli chiedono di poterli esaminare, pur essendo parte integrante di un testo che, nella porzione disponibile, è già stato riconosciuto come plagio.
Di questi testi anteriori al 2021, tuttora rigorosamente top-secret, esaminiamo la puntata del 4 luglio 2020. Il lettore non faccia caso all’assenza di qualche virgola, nel capitolo ne manca una manciata. Solo per correntezza di lettura ho inserito un asterisco dove la delegata all’istruzione avrebbe dovuto mettere un segno di interpunzione, quanto meno una virgola.
A un certo punto si legge:
«Altri due nomi ci interessano direttamente * il primo è fara che significa insediamento di un gruppo di famiglie che era in una località di Bareggio ed il secondo nome è Brera che noi oggi conosciamo per la famosa pinacoteca, ma di fatto il suo significato è spazio aperto tra il villaggio e la campagna * la nostra brera, come è citata in un documento del XV secolo, si trovava sulla via Novara».
A quale fonte avrà mai attinto la vicesindaca per questi dati storici? Non è una domanda retorica per arrivare al solito libro curato da me per il Comune. Oltre che testi di altri autori, ma in questo caso non se ne citano, Garofalo afferma che per il suo «lungo lavoro di raccolta di dati storici» ha utilizzato «racconti degli stessi abitanti di Sedriano e da miei amici»: gente fortunata, che ha vissuto in diretta sia lo sbarco sulla luna sia la scoperta dell’America? Allora resta solo una terza ipotesi: il plagio.
“Una località di Bareggio detta Fara (…): fara è un vocabolo di origine longobarda indicante un insediamento nato dal territorializzarsi di un gruppo di famiglie appartamenti a quella stirpe; e così Brera, citato in un documento sedrianese del XV secolo, che indicava gli spazi aperti tra il villaggio e la campagna: la nostra brera era infatti presso la strada novarese”.
È un brano del mio testo pubblicato nel volume “Sedriano. Una parrocchia, una comunità”, edito dalla parrocchia di Sedriano nel 2000. Per dirla come Garofalo, il mio testo è originale perché è il risultato di un «lungo lavoro di raccolta di dati storici» che, a differenza di lei, documento in nota, come una carta inedita del 1487 che ho rintracciato nel Fondo Notarile presso l’Archivio di Stato di Milano, cartella n. 3591. Questo ulteriore plagio apre dunque un nuovo scenario, non meno imbarazzante del primo. Così come è forse ora di cominciare a far conoscere, col metodo della sinossi – un confronto parallelo – già usato per i miei testi, come sono stati costruiti alcuni plagi di Garofalo che non riguardano me ma qualche altro autore.
Sono certo che, per coerenza, anche in questo caso la vicesindaca sosterrà, col suo ragionamento pseudo pirandelliano, che non c’è alcun danno per me, che lei mi avrebbe danneggiato solo nel caso in cui il parroco di Sedriano mi avesse negato la commessa di un secondo libro, per concludere ancora sentenziando: «Ma così non è». Manca solo di aggiungere “se vi pare” per tornare a Pirandello, perché Garofalo sembra proprio condividere che la verità è per ciascuno “come pare”. È fortunata la vicesindaca, perché nel Medioevo, epoca storica che mostra di maneggiare con disinvoltura (e pazienza se Carlo Magno sconfigge i Longobardi nel 773 e non nel 700), gli usurpatori dei beni della Chiesa venivano scomunicati.
Ma perché Garofalo ha scritto la Storia Sedrianese? È lei stessa a precisarlo: «Promulgare la storia può essere solo un bene a livello culturale di memoria e tradizione». Il fine è nobile, per quanto espresso in modo un po’ grossolano per una delegata all’istruzione. Ma anche di un fine nobile si è portati a dubitare se il mezzo è illecito. E a questo proposito la consigliera Ceccarelli, dopo aver rimarcato la gravità del plagio, ha di nuovo avanzato in consiglio comunale il sospetto che la Storia Sedrianese sia stata uno strumento adottato da Garofalo per farsi la campagna elettorale. Se fosse vero dovrei allora considerarmi uno degli artefici della sua affermazione in politica?
Ci verrà detto: il nuovo plagio riguarda la parrocchia di San Remigio e quindi il Comune non c’entra. È vero, però riguarda la vicesindaca e quindi è un altro argomento che, rispetto alla mozione di revoca delle sue deleghe, richiama i consiglieri comunali alle loro responsabilità>.
