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L’indennità di funzione degli amministratori comunali schizza verso l’alto. Non per loro autonoma decisione, ma per effetto della legge 234/2021 che ha stabilito un incremento dell’indennità di funzione in relazione al trattamento economico complessivo dei presidenti delle Regioni (13.800 euro). L’adeguamento in sede di prima applicazione è fissato al 45% e al 68% del differenziale incrementale, rispettivamente negli anni 2022 e 2023, mentre a partire dal 2024 entrerà a regime. E in municipio, tenendo conto di ciò, hanno proceduto a rideterminare le indennità lorde degli amministratori così come disposto dalla normativa vigente. Ma è curioso che nella delibera  anziché essere chiari per scongiurare fraintendimenti ci si attorciglia nella spire della burocrazia e si rimanda tutto all’allegato in cui diventa complicato stabilire con precisione l’entità degli emolumenti. Non è un bell’esempio di trasparenza su un tema così sensibile e delicato che si presta a polemiche e critiche. Quando gli amministratori capiranno che la burocrazia deve essere al servizio dei cittadini e non autoreferenziale e dedicata al rispetto di formalismi è sempre tardi.  Tuttavia gli importi lordi per il 2023 dovrebbero essere i seguenti dal momento che non vengono determinati nella specifico come sarebbe stato opportuno, ovvero sindaco 4.002 euro, vicesindaco 2.001 euro, assessore 1.801 euro. L’indennità lorda precedente era questa: sindaco 2.434,68 euro, vicesindaco 1.217,34 euro, assessore n 1.095,62 euro, presidente del consiglio comunale 243,47 euro

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