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Quando in consiglio comunale approdano temi per così dire sensibili per la loro rilevanza pubblica succede puntualmente che la massima assise locale si trasforma in una sorta di teatro in cui va in scena la commedia, il dramma e la farsa in tutte le loro sfumature e l’etica pubblica diventa un optional. Quello che ieri sera si è visto andare in onda per effetto della mozione, presentata dai consiglieri Massimiliana Marazzini, Donatella Barini e Alfredo Celeste, sul (presunto) plagio del vicesindaco Annamaria Garofalo è stato un brutto spettacolo in cui le parti sono cambiate come in un canovaccio della commedia dell’arte. In primis, rispetto agli accordi convenuti in conferenza dei capigruppo, il tempo concesso per ogni intervento è stato variato in corsa e al ribasso dal presidente del consiglio comunale Roberto Correnti, che, stando alle accuse risuonate in aula, non conosce granché il regolamento di cui pure è chiamato a custodire. Ma anche la spia che la questione per la maggioranza era un’incombenza così fastidiosa e imbarazzante da liberarsi il più velocemente possibile. Poi Garofalo ha tirato dal cilindro il coniglio, ovvero che Mario Comincini non è l’autore del libro, ma solo il curatore omettendo di dire che il suddetto è anche coautore proprio di alcuni capitoli che avrebbe attinto per il suo sito GuideArt. Dopodiché ha rivendicato la paternità e la bontà del lavoro apparso sul suo sito, frutto di ricerca personale, ma -c’è da chiedersi- se fosse così per quale motivo ha rimosso 25 pagine dal sito, che è dedicato ad attività turistiche? Mistero gaudioso. Infine che il libro, a suo tempo costato ben 30.000 euro, non ha prodotto alcuna utilità, disvelando così di essere impregnata dello spirito del tempo, cioè che le cose valgono se producono profitto e non già, come nella circostanza, per incrementare il patrimonio culturale della comunità e disporre di un volume a cui rifarsi per conoscere la storia del proprio paese. Alfredo Celeste ha ricordato fra le altre cose che ogni consigliere nell’esercizio delle funzioni è pubblico ufficiale e quindi obbligato a segnalare alle autorità eventuali reati. Una circostanza, a suo giudizio, che il sindaco Marco Re non avrebbe assolto, dal momento che dalle sue dichiarazioni alla stampa si è potuto arguire che era a conoscenza della presunta violazione di Garafolo, anche se l’ha derubricata a “peccato veniale”, ma senza essere conseguente e non tenendo conto che il Comune, proprietario del libro, avrebbe subito un danno. Il primo cittadino se l’è cavata dicendo che le sue affermazioni non erano assertive, ma solo ipotetiche. Il risultato è che la maggioranza ha respinto la mozione dell’opposizione, che chiedeva al sindaco di revocare le deleghe alla sua vice per le irregolarità che le imputava. Valentina Ceccarelli (Gruppo misto) si è astenuta. L’impressione è che questa brutta storia, non sia destinata a finire così.

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