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Enrico Bodini
L’ex assessore Enrico Bodini, anche se fuori dal municipio, è attento a quel che avviene all’interno. Infatti sulla scia della pubblicazione della delibera che recepiva l’interrogazione del consigliere Diego Manfredi (M5S) sulla farmacia comunale è intervenuto per fare alcune considerazioni. Tuttavia, prima di entrare nel merito della questione, Bodini ha trovato incomprensibile che siano occorsi ben 40 giorni per mettere in bella copia e pubblicare la risposta del sindaco e ciò, a suo dire, è indice di un’inadeguata gestione organizzativa del lavoro degli uffici del Comune. Per esempio: se un permesso di costruire, con tutte le sue complessità viene dato in 15 giorni, non capisco come siano necessari 40 giorni per mettere in bella copia quanto detto in consiglio comunale. Ma ecco le sue valutazione sulla farmacia.

Prendo atto che l’amministrazione non è d’accordo sulle precedenti decisioni dell’amministrazione Bagini e successivamente della commissaria, di vendere la propria quota azionaria della farmacia in quanto ritiene di valorizzarla e “prevedendo che eventuali utili possono essere utilizzati in ambito sociale” (?).
Curioso che la decisione sia stata presa indipendentemente dalla relazione che i nuovi amministratori della farmacia, su invito della Amministrazione, dovranno fare “per sviscerare le criticità che permangono sulla gestione della farmacia”. Se non si conoscono ancora le criticità, perché indipendentemente da questa fondamentale conoscenza si decide di non venderla? La valorizzazione della farmacia che obiettivi avrebbe? Quali potranno essere gli eventuali utili ritenuti sufficienti?
Avevo già affrontato questi argomenti sulla farmacia comunale in un’assemblea pubblica due anni e mezzo fa, poi la convenienza economica di venderla o meno era stata accantonata perché era comunque obbligatorio cedere la partecipazione del Comune a seguito del decreto “Cottarelli”. Oggi il quadro normativo è stato modificato e questo obbligo sembra meno… obbligo.
Riprendo quindi l’argomento per dare punti di riflessione a tutti e in particolare a chi dovrà decidere definitivamente se vendere o meno.
La farmacia comunale ha “reso” al Comune in questi anni circa 30.000 euro di media all’anno (utile di bilancio dopo le tasse pari a 60.000 mila euro); questo dato (riclassificato) tiene conto di eventi straordinari ed errori nella contabilità dei bilanci della farmacia in questi anni; è un dato, a mio parere, indicativo per valutare realisticamente l’apporto della entrata nel bilancio del Comune.
Questa redditività può apparire bassa, ma deriva da una impostazione statutaria della società dove il socio privato di minoranza, che è in effetti il gestore della farmacia, ha una posizione particolarmente forte ed il Comune, in pratica socio di capitale, ha un ruolo secondario. Da considerare poi il particolare contratto di locazione nel centro commerciale molto costoso e legato al fatturato, oltre il 5,5%, il che vuol dire che su tre milioni di incasso della farmacia, 165 mila euro all’anno è il costo dell’affitto.
Il valore della partecipazione del Comune nella farmacia si può stimare, molto prudenzialmente, in 1.300.000 euro, considerando che questo è il valore che il Comune di Orio al Serio ha incassato pochi mesi fa per la vendita della sua partecipazione nella farmacia comunale. La farmacia, collocata all’interno dell’aeroporto, era molto simile come impostazione alla nostra, con lo stesso socio di minoranza, e aveva avuto in questi anni, risultati economici molto inferiori alla nostra farmacia.
Il mercato delle farmacie è ancora “protetto” ma se dovesse essere liberalizzato come se ne parla da diversi anni, farebbe crollare la valutazione delle farmacie; per esempio vi ricordate di come erano valutate le edicole qualche anno fa e come si sono svalutate oggi dopo la liberalizzazione?
Il costo dell’indebitamento del Comune per i mutui (oltre 4 milioni di euro) in corso, oggi è pari a circa il 3-4% medio di interesse all’anno.
Questi sono i dati da considerare prima di decidere.

Suggerisco all’assessore Bergamaschi, a cui rinnovo gli auguri per il delicato e difficilissimo compito di amministratore, di ben motivare la decisione del ribaltamento della “non vendita della partecipazione” comunale della farmacia, perché è evidente il possibile danno erariale in conseguenza del mancato incasso fra l’altro già previsto in bilancio sia dall’amministrazione Bagini che dalla commissaria.

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