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“Quando si vogliono fare le cose come si deve ci si ricorda che gli amministratori danno gli indirizzi di governo e la dirigenza si occupa  sotto la sua unica responsabilità della gestionegli atti. Il che, come abbiamo visto, è stato esemplarmente compreso a Roma tant’è che non hanno commissariato il Comune e giustamente sono pronti a licenziare i funzionari che si sono resi responsabili di atti non conformi alla legge. A Sedriano chissà per quale oscura ragione hanno invece sciolto il consiglio comunale, pur non essendoci alcun atto che comprovi corruzione, irregolarità gravi o giro vorticoso di denaro come accertato a Roma”. L’ex vicesindaco Adelio Pivetta non si capacita alla luce degli ultimi eventi come mai a Sedriano non si sia operato con lo stesso criterio applicato a Roma e si è usato il pugno di ferro.

“Due pesi e due misure -aggiunge Pivetta– che stridono con la realtà e fanno pensare che a Sedriano si voleva a tutti i costi mandare a casa la legittima amministrazione comunale, altrimenti avrebbero distinto le differenti responsabilità che fanno capo all’apparato burocratico-amministrativo e alla politica. Nulla di tutto questo, anzi si scopre che le dichiarazioni vere o presunte dei funzionari allegate alla relazione della commissione d’inchiesta non erano firmate dagli stessi. Come mai?”. Insomma a Roma viene riconsciuto per effetto della distinzione delle funzioni che la politica non ha colpe, a Sedriano il contrario. “Capisco che Roma -puntualizza Pivetta– era governata dal Pd e quindi si doveva in qualche modo tener conto, ma a Sedriano che hanno commissariato il Comune per infiltrazioni mafiose ci vogliono dire dove, quando e come sono avvenute? Se hanno trovato atti irregolari come mai non sono andati dai funzionari per chiedere spiegazioni? Cosa c’entra il politico con le eventuali irregolarità commesse dai funzionari?”. 

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