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Un’altra udienza del processo, in cui è imputato fra gli altri l’ex sindaco Alfredo Celeste, è andata in scena al Tribunale di Milano. Sul banco dei testimoni sono sfilati il vicepresidente regionale Mario Mantovani, ex coordinatore regionale del Pdl, e il senatore Massimo Garavaglia (Lega nord). La deposizione di Mantovani è valsa sì a spiegare i meccanismi per la scelta dei candidati al Senato, ma anche a smentire indirettamente Eugenio Costantino che in un’intercettazione sosteneva che si sarebbe attivato per raccogliere voti di preferenza per permettere a Celeste a spiccare il volo verso Roma. Infatti Mantovani, che all’epoca dei fatti contestati a Celeste era coordinatore regionale del Pdl, ha detto anzitutto che per essere eletti al Senato non occorrevano voti di preferenza. Tuttavia per essere inseriti in lista c’era un’attività preparatoria, oltre che tenere conto delle diverse sensibilità (correnti), fermo restando che la scelta finale era in capo a Silvio Berlusconi, sentita la direzione del partito.

Nella lista degli aspiranti candidati -ha affermato- non c’era il nome di Celeste. Insomma la candidatura di Celeste di cui favoleggiava Costantino nella conversazioni ambientali intercettate non ha trovato alcun riscontro nei fatti. Non si capisce quindi a che titolo Costantino avrebbe potuto mandare l’ex sindaco al Senato e per quale ragione l’ex primo cittadino si sarebbe dovuto attivare senza ricevere alcun corrispettivo, visto che nell’ipotesi accusatoria è stato anche escluso che nelle elezioni del 2009 vi fosse un patto politico-finanziario. Il senatore Garavaglia ha infiorato la sua deposizione con parecchi “non ricordo”, ma avendo dato una versione completamente diversa dall’ex vicesindaco Adelio Pivetta sulla vicenda della multa di 3 milioni a Tav ha spinto l’avvocato Giorgio Bonamassa a invocare il confronto. Ma la richiesta è stata respinta. Sull’allontanamento di Pivetta dalla Lega nord ha alluso al sentore di infiltrazioni malavitose, ma il Pm gli ha obiettato che gli arresti sono avvenuti molto dopo l’espulsione dell’ex vicesindaco.  Garavaglia ha confermato che Guido Ranzani voleva fare il sindaco con una lista civica con la partecipazione dell’Udc di Gianni Curioni, ma il progetto non è andato in porto. Il che darebbe ragione a Pivetta quando ha testimoniato che l’attività di Ranzani sarebbe proseguita sino ad aprile 2009 e non si sarebbe fermata a marzo come sostenuto dallo stesso Ranzani. Garavaglia -a domanda- ha detto che nell’E2sco, il consorzio dei Comuni per l’energia, facevano parte Ranzani in qualità di componente del collegio sindacale, mentre Francesco Roma era il commercialista. A domanda ha risposto che non aveva alcun ruolo nella Lega nord né tantomeno alcun interesse personale su Sedriano, ma ha esercitato le sue funzioni solo in qualità di senatore.  Infine alla domanda se avesse presentato interpellanze parlamentari per sollecitare lo scioglimento del consiglio comunale sedrianese ha risposto che ha solo svolto attività comunicativa attraverso le agenzie di informazione per sollecitare Capo dello Stato e Ministro dell’Interno a intervenire.

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