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Un altro rinvio, ma stavolta il Tribunale – Sezione misure di sorveglianza- ha accettato l’integrazione della lista delle persone chiamate a deporre. Il procedimento contro l’ex sindaco Alfredo Celeste ha segnato nell’udienza di ieri un punto importante per la difesa. L’avvocato Giorgio Bonamassa nel suo intervento ha sottolineato che la relazione (248 pagine e 318 allegati), culminata poi nello scioglimento del consiglio comunale, è incompleta e addirittura falsa in alcuni punti. Incompleta perchè non sono allegate le testimonianze dei funzionari comunali e falsa perchè alcuni episodi non risultano mai avvenuti e comunque rappresentati in modo da accreditare colpe al suo assistito.

Da qui la richiesta di integrare l’elenco dei testimoni con i funzionari che sono stati auditi dalla commissione prefettizia d’inchiesta e anche con il viceprefetto Anna Pavone, che ha guidato l’organismo, per fare chiarezza su alcuni aspetti che sono ritenuti decisivi per dimostrare che la relazione non è vangelo. Il Tribunale nell’accogliere la sollecitazione ha fissando il 21 aprile prossimo come termine ultimo per presentare la lista in modo da indicare  per tempo i testimoni ammissibili all’udienza del 7 maggio. Tuttavia fra le pause dell’udienza è stato fatto notare al Pm Daniela Dolce che nella relazione non viene per esempio detto che l’amministrazione Celeste nel 2009, appena insediata, aveva richiesto 3,2 milioni alla Tav per escavazione abusiva, anche se poi il Tribunale in cui la vertenza è approdata, reputando che l’azione doveva essere assolta fra il 2006 e il 2008 (cioè dai precedenti amministratori) l’ha respinta. Il Comune è ricorso in appello, ma l’udienza è stata fissata nel 2015. Non è tutto. Neppure che nel 2009 l’amministrazione Celeste aveva accertato che nel Parco sud era stata costruita abusivamente una residenza, riconducibile a un esponente malavitoso. E dulcis in fundo che aveva varato un regolamento per contrastare la diffusione indiscriminata di sale slot e anche vinto davanti al Tar il ricorso avanzato da un operatore che voleva aprire una sala giochi davanti a un parco. 

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