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Per anni non è stata fatta alcuna verifica all’attività estrattiva di sabbia e ghiaia nella cava Bergamina, poi a fine dicembre 2012 il responsabile del settore territorio e ambiente si è risolto di controllare se l’autorizzazione provinciale 106/2006 era stata rispettata. Da qui l’affidamento dell’incarico per accertare gli adempimenti stabiliti dalla convenzione e dall’autorizzazione provinciale. La società incaricata della verifica ha scoperto e scritto nella relazione tecnica del 7 giugno 2013 che la Cosmocal Spa, titolare dell’attività estrattiva, ha escavato esternamente alle aree e al volume del prismoide consentito ben 91.000 mc senza autorizzazione.
Poi non ha realizzato il previsto gradone sommerso posto almeno un metro al di sotto del livello minimo registrato dalla falda, con pedata minima di almeno due metri e con sviluppo perimetrale lungo tutto il lago di cava, nonché la modellazione delle scarpate al fine di realizzare le previste pendenze. Non ha neppure realizzato i previsti interventi di recupero ambientale. Da qui l’irrogazione di sanzioni alla Cosmocal Spa per l’estrazione abusiva per un milione di euro e l’avvio del procedimento nei suoi confronti. La società per tutta risposta ha impugnato davanti al Tribunale ordinario di Milano il provvedimento per chiedere l’annullamento, previo sospensione, dell’ordinanza ingiuntiva con cui il Comune le ha intimato il pagamento delle sanzioni. Al Comune non è rimasto che costituirsi in giudizio nel ricorso, la cui udienza è già stata fissata per il prossimo 2 aprile. Toccherà al Tribunale stabilire torti e ragioni, ma se in municipio si fossero preoccupati nel periodo estrattivo autorizzato (dal 13 aprile 2006  al 26 ottobre 2010) a fare verifiche non si sarebbe probabilmente arrivati a tanto. E già, perché non si è controllato prima?

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