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Il rave party abusivo con centinaia di ragazzi che è andato in scena nel week end nell’ex Icoma ha messo in luce l’incredibile storia dell’ex azienda. Sì, perché l’ex fabbrica da molti anni è in mano a un curatore (Società Fallimento Icoma Industriale Spa), ma fra incuria, incendi ai pneumatici ammassati nel cortile e aste deserte non si è venuti a capo di nulla e tutto lascia immaginare che non sia per niente facile trovare una soluzione. Certo il rave party si è svolto in un ambiente molto degradato: rovi, cespugli, eternit, rifiuti e così via. Ma non è bastato per scoraggiare la partecipazione dei giovani. Il tutto suggellato da musica fortissima che ha disturbato i residenti della zona, alcol e droga.
Ma se il curatore avesse adempiuto alle ordinanze sindacali di chiudere gli ingressi il ritrovo sarebbe stato scongiurato e risparmiato il disagio ai malcapitati residenti. Anzi il curatore per tutta risposta si è rivolto al Tar per chiedere l’annullamento dell’ordinanza del 15 maggio scorso con cui il sindaco Luciano Bassani le aveva ingiunto di mettere in sicurezza e di ripristinare le condizioni igieniche e sanitarie dell’area e degli edifici di via dello Sport, nonché di presentare la documentazione per la verifica della presenza di amianto nella struttura e il relativo calcolo dell’indice di degrado. Il Comune ha dato mandato ai legali Pietro Ferraris ed Enzo Robaldo per far valere le proprie ragioni. Ma è sintomatico che la società (sarà per il costo degli interventi o per altro), impugnando l’ordinanza sindacale, non sembra che abbia grande voglia di allargare i cordoni della borsa per garantire le condizioni minime di sicurezza del sito. 


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