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Cari iscritti, elettori, esponenti delle forze politiche, istituzionali e delle associazioni locali, cittadini, sono Ivan Andrucci, ho 41 anni, sposato con Simona e papà di una ormai ragazzina di quasi 12 anni. Lavoro nel settore della microelettronica. Perché mi candido?
Vorrei leggervi alcune righe di una lettera scritta da un prete partigiano, don Primo Mazzolari, ad un ventenne: “Alla tua età non ci si può disimpegnare di fare l’uomo, e la politica è l’occupazione umana e non l’ultima o la meno nobile. Il che non vuol dire intrupparsi senza discernimento, ma partecipare, in un’ora incandescente e decisiva, alla vita del paese, portandovi con sincerità e disinteresse, il proprio modesto contributo di anima e di passione, d’esperienza.

Vuol dire mettersi vicino a color che hanno un sentire eguale al nostro, affinché la nostra voce possa venir meglio udita. Essere di punta, stare di vedetta fuori e dentro il partito: e non aver paura di urtare contro i miti, vecchi o nuovi che siano. E’ tempo di gridare sui tetti tutta la verità che si crede di possedere, e di combattere tutti gli errori che vediamo”.
So bene che sfido il senso comune di diffidenza di molti di voi. Molti degli amici al quale l’ho detto hanno sgranato gli occhi, poi hanno capito, qualcuno ha approvato. Alcuni mi danno per spacciato. E’ una malattia strana, la militanza: uno si convince che le cose si cambiano cambiandole. Cambiandole dal basso, perdendoci tempo, sacrificandone buona parte e buona parte della tua vita privata. Considerando che in questo particolare momento storico in cui la società è pervasa da un pessimismogeneralizzato e
da sfiducia nei partiti e nelle istituzioni, l’impegno che mi attenderà non mi nascondo difficile, ma non per questo meno entusiasmante e gratificante.
Oggi 26 ottobre si apre la fase congressuale del Partito Democratico, partendo dai circoli. Credo che, malgrado tutto, il Partito Democratico, nonostante errori e limiti, rimanga una speranza dell’Italia ed è da questo presupposto che dobbiamo partire. La via è un congresso costituente per dire al Paese che un’alternativa è possibile, per uscire dalla crisi, per scuotere energie che ci sono e ritrovare il prestigio del centrosinistra. Ma occorre farlo ora, perché non ci verrà concesso altro tempo.
Non sarà la storia di prima a dettare le ricette, e chi pensa di avanzare indossando i panni di ieri non ha capito che il mondo è cambiato, e cambierà nei prossimi anni più di quanto avremmo immaginato.
Non siamo soli ad affrontare la prova, perché questa rivoluzione interroga la sinistra e i democratici ovunque. Insomma, se solo alziamo lo sguardo, vediamo un mondo che si muove scosso dalla crisi, e in cui si rafforza la spinta alla libertà di milioni di giovani e donne. Dalle grandi crisi non si esce mai come si era entrati. Vale per le persone e le nazioni; per i partiti e le classi dirigenti. Si può uscire arretrando; noi preferiamo avanzare.
Rompere dei tabù anche dentro il nostro campo e ripartire dagli interessi profondi di un Paese che deve ribellarsi alla dissoluzione di sé e del suo sistema democratico.
Lo dobbiamo fare, perché le energie che vivono sono enormi: un patrimonio di passioni e di creatività, che sono risorse formidabili per condizionare il futuro. Questo lato luminoso va colto, assieme alla domanda di civismo che in questi anni ha fatto barriera al declino.

Occorre quindi ripartire riempiendo i circoli di questa discussione. Poi, quando verrà il giorno, monteremo i gazebo e faremo le primarie; non per scegliere solamente un nome, ma per decidere assieme chi vogliamo essere e dare un senso alla politica: la nostra politica.
Già, perché è sulla realizzazione delle idee che credo si giochi la vera capacità di un partito popolare come il PD, ma questo è uno dei nostri maggiori problemi.
Il malessere della nostra collettività e dell’intero paese Italia aumenta, di campanelli di allarme ne sono suonati fin troppi, rimbocchiamoci le maniche e facciamo sistema noi con la nostra sensibilità. Altrimenti non se ne esce.
Equità e trasparenza sono le parole d’ordine.
Trasparenza, per una cittadinanza più attiva e consapevole, perché solamente condividendo le scelte, anche quelle dolorose, è possibile trovare nella comunità una comprensione e un’accettazione .
Per questo è necessario individuare forme di partecipazione complementari e di supporto all’erogazione dei servizi, tramite il ricorso a sinergie con associazioni e attingendo a programmi di servizio civile.

Nel rapporto ormai consolidato con l’insieme del mondo dell’associazionismo, emerge la volontà di valorizzarne l’importante contributo sociale, anche con l’impegno per avviare una fase di studio che verifichi la fattibilità per la realizzazione sul nostro territorio di una casa delle ssociazioni.
I cittadini devono essere considerati soggetti attivi del sistema e come tali devono essere coinvolti e interpellati, perché contribuiscano al miglioramento continuo dei servizi, esprimendo le proprie opinioni, aspettative e proposte.
Equità, perché le condizioni finanziarie in cui versano gli enti locali, anche a causa della progressiva riduzione dei trasferimenti statali; di un patto di stabilità scellerato e troppo vincolante; del susseguirsi frenetico dell’applicazione di continui provvedimenti legislativi, come IMU, TARES, TRISI, TASI, TARI, le cui procedure di applicazione mettono in ginocchio letteralmente l’organizzazione degli uffici comunali competenti, il nostro compito deve diventare l’obbligo di ricercare azioni che consentano di arginare i deficit, dando priorità massima all’ambito sociale; Perché di fatto, siamo in allarme sociale, e questa purtroppo è la priorità da affrontare nel medio-lungo periodo.
Davanti a questo scenario occorre restringere il campo d’azione e concentrare gli sforzi, per mettere in pratica soluzioni dettate da criteri che prevedano integrazioni progettuali al fine di contenere i costi verso la collettività, rifiutando il progressivo acritico trend di aumento che si prospetta negli anni a venire.
Si deve necessariamente trovare formule di investimento per programmi che producano lavoro, che risulta essere la primaria richiesta da parte dei cittadini, tanto da essere paragonato ad un vero e proprio allarme sociale.
Il settore pubblico deve mantenere il ruolo di garanzia e di controllo che gli è proprio, ed evitare che si privatizzino gli interessi e si socializzino i debiti, perché anche questa tendenza va a sfavore della collettività tutta.
Bisogna ripensare a un welfare locale che possa ridare un po’ di respiro alle condizioni di vita per tutti i cittadini. Un insieme di servizi sociali, sanitari e formativi, che valorizzino l’apporto della società civile, secondo il principio della sussidiarietà. Un welfare che, come già indicato nel nostro programma di governo, preveda azioni concrete quali:
 La ridefinizione dell’indicatore reddituale (ISEE), che tenga conto del “carico familiare complessivo” e persegua una reale equità sociale.
 Un fondo di solidarietà, per famiglie e soggetti non più in grado di far fronte a pendenze quali affitto e mutuo; agevolazioni per acquisto prima casa; forme di accesso agevolato al credito.
Un welfare che, attraverso forme che da sperimentali possano in seguito diventare strutturali e , sostenga il nostro sistema sanitario locale.
Sto parlando di un progetto configurabile come una sorta di “studio medico multiservizi”: una struttura in cui praticare visite mediche specialistiche e di primo soccorso, usufruibile 7 giorni su 7, che, attraverso la turnazione dei medici di base oltre che degli specialisti, consenta di offrire cure anche nei fine settimana, evitando così l’intasamento dei pronto-soccorso degli ospedali, oltre ad offrire a tutta la cittadinanza la possibilità di prestazioni sanitarie specialistiche a “portata di casa”.
E sto parlando anche, ad esempio, di ricercare, in collaborazione con altri enti preposti alla gestione, la fattibile realizzazione di una struttura idonea ad affrontare altre importanti e reali esigenze locali: il “DOPO di NOI”.
Il Circolo e la sua struttura organizzativa:
Credo, che, il primo indispensabile passo che dobbiamo fare, sia dimostrare che
siamo un partito che fa del rispetto delle regole il primo impegno.
Questo ci permetterà di allargare e di selezionare liberamente la nuova classe dirigente, basandoci sulla valorizzazione delle capacità di ognuno di noi, a cominciare dai giovani che potranno esprimersi al meglio, affrontando nel tempo un percorso strutturato di formazione politica.
Il PD di Bareggio dovrà sforzarsi di creare una propria struttura che riesca ad avere un rapporto con l’Amministrazione comunale basato sulla collaborazione, lo stimolo e la promozione delle idee, sempre nel rispetto e nell’indipendenza dei ruoli ma con un intento comune: quello per cui si deve sempre, in ugual misura e per le 
proprie capacità, dare un contributo, possibilmente nei tempi prestabiliti: a volte arrivare anche un giorno dopo è troppo tardi.

Guai però se, al nostro interno e nel rapporto con le forze della coalizione democratica e civica, dessimo corso e trascurassimo eventuali tentativi d’imporre iniziative di parte e/o personalistiche che, oltre a produrre inevitabili reciproci veti politici, assegnerebbero erronea priorità agli individualismi piuttosto che al progetto collettivo, finendo col deformare e rallentare il flusso decisionale e la distanza tra noi e i cittadini.
Al contrario, è l’idea di squadra che deve sempre più radicarsi anche e soprattutto nelle forze politiche di maggioranza.
La discussione e lo stimolo, che potranno essere anche uno sprone, devono necessariamente concentrarsi su progetti, proposte e strategie condivise e convenute nelle linee programmatiche sottoscritte.
Operatività.
Sul piano generale, non si può e non si deve utilizzare il PD come un marchio o un comitato elettorale e sperare che continui a esercitare un certo fascino su un elettorato dinamico e in buona parte “d’opinione” come il nostro.
Anche perché l’elettorato, fiacco e senza entusiasmo davanti a una politica che fa fatica a parlare di futuro e si occupa prevalentemente di sé stessa, rischia di voltare le spalle, o di assottigliarsi, come è accaduto anche nelle ultime tornate elettorali, a favore dell’astensionismo o di altre formazioni che incarnano delusione e rabbia.
Occorre insomma costruire un partito che sappia, giorno per giorno, trasmettere un messaggio chiaro e concreto, che possa rappresentare le istanze della società in tutte le sue molteplici forme.
Se sarò eletto, intendo proporre ed avvalermi di due vicesegretari che svolgeranno rispettivamente un’azione di organizzazione e una di comunicazione.
Perché una linea politica è doverosa, ma un’organizzazione che la sviluppi e la faccia camminare per mezzo di un’adeguata comunicazione verso gli obiettivi preposti, è necessaria.
La linea politica avrà le sue coordinate svolgendo anche un’azione di supporto e di controllo verso quei temi, e particolarmente quelli già poc’anzi indicati, facenti parte delle linee programmatiche amministrative 2013-2018.
Ora come non mai si sente l’esigenza di fare una politica territoriale che deve avere l’intento e la capacità di produrre idee e progetti che possano in questa incertezza generale, ancor prima che i cittadini si lamentino, individuare e applicare azioni preventive che possano risolvere i loro problemi, a volte anche solo parzialmente, ma contribuendo a migliorarne complessivamente le condizioni di vita.
L’agire politico deve partire da atti concreti e attuabili in tempi certi, pena rientrare nelle solite logiche del passato.
Per questo i tempi politici d’intervento si dovranno adeguare alle continue domande che una società dinamica e in continuo movimento, come quella lombardo/bareggese, ci pone tutti i giorni.
Per questo cito l’Art. 27 dello Statuto del Partito Democratico:
“I Forum tematici sono volti a realizzare finalità di libera discussione, partecipazione alla vita pubblica, formazione degli elettori e degli iscritti, coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di proposte programmatiche”.

Con i “forum” voglio intercettare le questioni politiche là dove nascono e si manifestano, e organizzare intorno a esse un dibattito aperto ma strutturato, riconoscendo il pluralismo delle opinioni e la complessità della società.
I “Club di lavoro” saranno invece la vera novità organizzativa, metodo di raccolta delle idee e dell’elaborazione dei programmi che questo partito vorrà porsi.
Essi si avvarranno della possibilità di interloquire direttamente con l’Amministrazione comunale; affronteranno tematiche specifiche e potranno essere composti sia da membri del comitato direttivo ma anche da cittadini interessati all’argomento.

I “Club di lavoro” s’impegnano a discutere e a rendicontare lo stato dei lavori bimestralmente, al fine di affrontare con i dovuti tempi i temi di attualità politica e locale.
I gruppi che intenderei istituire, e che non dovranno necessariamente avere un carattere permanente, potranno evolvere, assumendo diverse configurazioni a seconda del tema o del problema da affrontare nel tempo.
Essi sono :
1. Organizzazione e partecipazione
 2. Comunicazione e informazione 
3. ForumCivico
4. Formazione

5. Studio e proposte per la crescita cittadina
1. Organizzazione e partecipazione
I compiti di tale gruppo saranno:

  •   Provvedere all’organizzazione delle iniziative interne ed esterne al PD.
  •   Prendere accordi con il responsabile della comunicazione per la diffusione della documentazione redatta a livello locale (manifesti, volantini, materiale informativo,ecc) e per informarlo in merito al materiale pervenuto dalle
    strutture di zona, provinciali e regionali.
  •   Assicurare la circolazione dei materiali informativi del PD, promuovere le
    pubblicità di eventi e riunioni in collaborazione con il responsabile della comunicazione.
  •   Promuovere campagne di adesione, sottoscrizione, autofinanziamento.
  •   Organizzare il tesseramento.  

    2 Comunicazione e informazione
    Lo scopo sarà quello di capire come utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e valorizzare quelli attuali, al fine di poter far partecipare attivamente la cittadinanza alla vita politica, oltre che a radicarci maggiormente nel territorio.
    I compiti di tale gruppo saranno:
  •   Pubblicare un giornale periodico bimestrale.
  •   Curare la composizione di volantini propagandistico informativi.
  •   Curare la gestione del sito: www.pdbareggio.it
  •   Organizzare le campagne elettorali.
  •   Organizzare eventi (festa democratica, incontri informativi, ecc )
  •   Mantenere i rapporti con la carta stampata e i social network.
3 Formazione
I compiti di tale gruppo saranno:

  •   Sviluppare il confronto su tematiche di approfondimento interne al Partito.
  •   Organizzare percorsi di formazione aperta (con iscrizioni e adesione attiva)
    prendendo anche contatto con gli uffici provinciali addetti e/o altre risorse.
  •   Prevedere incontri per conoscere il programma del PD, lo Statuto e i vari regolamenti, il codice etico, il manifesto dei valori e altri importanti documenti e materiali.
     ForumCivico
    I compiti di tale gruppo saranno:
  •   Promuovere i rapporti con le realtà organizzate: organismi sociali, culturali, ricreativi, sindacali, produttivi ed economici del territorio, con i comitati dei cittadini, le parrocchie (informandosi sulle attività svolte dalle stesse) per acquisire conoscenze approfondite sulle problematicità più significative.
  •   Proporre iniziative coinvolgendo altre realtà organizzate. 

     Studio e proposte per la crescita cittadina
    I compiti di tale gruppo saranno:

 Lavorare, sulla base dei dati oggettivi e di strumenti conoscitivi adeguati, per supportare il coordinamento di circolo, nella formulazione di proposte per la definizione degli indirizzi per il futuro sviluppo di Bareggio e delle zone limitrofe.
 Fornire elementi di stimolo e di proposta per le decisioni del coordinamento di circolo a supporto del gruppo consiliare, per la definizione degli strumenti programmatici più importanti quali: verifica/revisione programma elettorale, bilancio comunale, ambiente e territorio, PGT, politica dei trasporti, della sicurezza ecc…

Ciò, consentirà al coordinamento di circolo di approfondire le tematiche, di formulare proposte e di assumere il miglior orientamento possibile in tempi ragionevoli.
Politica di coalizione.

Con l’appena trascorsa competizione elettorale comunale, che ha predisposto la nascita dell’attuale formazione politica di maggioranza, il nostro maggior compito sarà quello di affrontare al meglio, con la più ampia adesione, un vero e definitivo “cambio di passo” all’interno della coalizione.
Dobbiamo dimostrare di avere il fisico e prendere il coraggio a due mani per dar vita a un cambiamento di fondo, con tutte le dovute terapie, se necessario anche con terapie d’urto.
Abbiamo vinto, ma governeremo da vincenti solo se riusciremo, come Partito, a preparare le condizioni per l’affermazione e il radicamento di un nuovo centrosinistra a Bareggio che possa dialogare e confrontarsi con tutte quelle realtà civiche presenti nella società; per avere un paese migliore, per pensare e realizzare una storia diversa, utilizzando la forza del tempo, e per evitare oggi di restare prigionieri del passato.
Il problema del cambiamento non si esaurisce nella fase contingente, è il problema del prossimo decennio. Chi si sottrae a questa responsabilità spieghi, non a noi ma ai bareggesi, che cosa altro serve.
Bisogna avere uno sguardo rivolto al futuro, anche al di là di ciò che accade in un determinato momento.
Deve finire l’era della dialettica infinita fine a se stessa; la classe dirigente deve farsi responsabile degli obiettivi non ancora raggiunti e da raggiungere, e avere il coraggio di attuare cambiamenti partendo dalla nostra realtà locale, con l’umiltà’ di mettersi in discussione ogni giorno.
Questa sarà probabilmente la dote principale che dovremo cercare in tutti noi.
E questa sarà la nostra sfida.
Una sfida che potremo affrontare solamente se come Pd e come coalizione agiremo partendo dal “noi” e non dall’”io”; e a partire sì dalla condivisione del programma quinquennale di governo comunale, ma anche coltivando e curando rapporti – tessendo un filo d’intenti comuni – con altre realtà esistenti, oggi apparentemente in “stand by” e con altre ancora che – nel campo dei valori per l’ambiente, il territorio, le energie alternative, la libertà e i diritti dell’uomo – potrebbero sorgere e affermarsi in futuro.

Solo così potremo avere – in ogni caso – un arricchimento politico generale, perché non ci possiamo rassegnare a questo modello sociale, troppo spesso ingiusto e inadeguato.

Tutto questo, altresì, affinchè il PD cresca libero, pulito e capace di coinvolgere tutti coloro che mostrano di condividere le esigenze di cambiamento che si manifestano, raccogliendole con una sempre maggiore partecipazione.

Allora, la differenza non sarebbe quella di essere considerati, a seconda della collocazione politica, più di sinistra o più di centro, bensì quella di essere dalla parte del di chi ha a cuore la sua comunità, di affronta con competenza e lucidità la risoluzione dei problemi nella logica di essere d’aiuto alla società e delle sue fasce più deboli.

Questa strategia potrebbe sicuramente dimostrarsi una fonte indispensabile per concentrare le forze, sempre nel rispetto delle diverse identità ma tutte indirizzate, finalmente, verso uno scopo comune: far del bene al proprio paese.

Guardate, io penso che la sinistra non possa esistere se non c’è cambiamento, ma più vero ancora è che non c’è cambiamento vero senza il coraggio e le idee della sinistra.

Perché ogni singolo giorno di ritardo di un progetto, è un giorno che viene meno alla sua utilità nella vita di ognuno di noi.

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