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Ora è proprio ufficiale. Stamattina è stato depositato l’atto che sancisce l’apparentamento fra Giancarlo Lonati (Pd), Enrico Montani (Liste civiche) e Marco Gibillini (Io amo Bareggio). L’accordo era stato trovato dalle delegazioni che hanno rappresentato i tre esponenti, ma si è attesa la ratifica del Pd che, pur con qualche mal di pancia, è arrivata. 
Da quel che è trapelato c’è stato un duro confronto nel Pd, soprattutto per le resistenze della vecchia guardia che era piuttosta refrettaria  a mettere nero sul bianco per il timore che il patto sancisce la sua uscita di scena. 
Ma alla fine, nonostante tutto, è prevalsa la considerazione che senza l’accordo non si sarebbe potuto combattere ad armi pari con Silvia Scurati e la sua corazzata. 

Insomma tutto lascia immaginare che sia stata un’intesa siglata più per necessità che per passione. Tuttavia è stata suggellata e ora tutt’e tre sono uniti per centrare il medesimo obiettivo. Certo non è il massimo, ma sempre meglio che andare al ballottaggio di domenica e lunedì prossimi in ordine sparso. I patti prevedono per quanto riguarda i “numeri” che in caso di successo il Pd abbia 2 assessori con il sindaco, le Liste civiche 2 assessori e Io amo Bareggio 2 assessori. La collaborazio sul fronte programmatico è invece piena. 
Adesso sulla carta Lonati ha molte più chance per recupere la svantaggio di 10 punti da Scurati, ma questo non significa che ribalti per forza il verdetto del primo turno. Quel che apparentemente sembra possibile è che Lonati si ritrovi in eredità buona parte dei voti di Montani e solo una parte di quelli di Marco Gibillini. Poi è probabile che i voti che sono andati a Simone Baroni trasmigrino a Lonati e per una quota anche quelli del Movimento 5 Stelle. 
Monica Gibillini ufficialmente non ha dato indicazioni di voto, ma è probabile che agli elettori che conosce personalmente indichi di dare una mano a Lonati se non altro per rifarsi del centrodestra che l’ha sloggiata prima del tempo dal municipio. Con queste premesse lo scontro, che sembrava deciso, non appare più scontato, ma molto più vivo e incerto sino all’ultimo voto. 
Ma Scurati e il suo entourage liquidano l’accordo come “un’ammucchiata innaturale” che è destinata alla disfatta. Sono sicuri che la vittoria gli arriderà, ma non riescono ugualmente a raccapezzarsi come sia potuta nascere un’alleanza fra personaggi che sino al giorno prima se le sono date -in senso metaforico- di santa ragione. La politica è anche questo, ovvero l’arte che rende possibile anche l’impossibile. Resta da vedere se anche dalle urne approveranno l’impossibile…

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