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Alberto Scalvenzi sul suo profilo di Facebook, interpretando un mio post, ha osservato che “fare politica” e “amministrare bene” sono due cose che non sempre coincidono. Anzi, a suo dire, è rarissimo. 
E al “bravo politico” riserva soltanto il ruolo di consigliere comunale, di  capogruppo e perché no di presidente del consiglio da dove magari dettare la linea, senza però declinare le qualità necessarie che lo costituiscono come tale. Non indica neanche i parametri utili a certificare il “bravo amministratore”. Ma offre degli esempi. Infatti asserisce che Monica Gibillini è un modello di “bravo politico” così come così come Silvia Scurati e Giancarlo Lonati, mentre trova che Ermes Garavaglia (Pdl), Piermario Cavallotti (Lega nord) e Simona Tagliani (Pd) siano “bravi amministratori”. 

Può darsi, ma per esempio Monica Gibillini, che è stata elevata da Scalvenzi al rango di “bravo politico”, non è però riuscita a trovare 16 candidati da mettere in lista. Se valesse il sillogismo iscritto nella vicenda dovremmo dire che il “bravo politico” è garanzia di insuccesso. Ma non è così. Il “bravo politico” è solo quello che sa riunire -per così dire- teoria e prassi nel proprio operare e sa tenere divisi gli interessi generali da quelli particolari. 
Componenti che non spuntano sicuramente sulla scia delle tendenze elettorali del momento come da anni sta purtroppo avvenendo, ma si acquisiscono con lo studio, la conoscenza delle cose e l’applicazione. 
Ma quanti aspiranti al governo della cosa pubblica possono vantare un simile cursus honorum
In ogni caso prima bisogna fare politica, cioè  imparare a ragionare per incomiciare a individuare e comprendere i problemi e ricercare le soluzioni praticabili -anche per indicare la prospettiva da seguire e raccogliere i necessari consensi-, poi, forti della conoscenza, misurarsi con la pratica di governo. 
La condizione sine qua se non si vuole essere né l’una né l’altra cosa. 
Se dopo Paolo Maggiolini -per stare sul terreno di Scalvenzi– sono apparsi sulla scena politica cittadina solo dei surrogati non è stato perché le due qualità sono rimaste disgiunte nei candidati che hanno vinto le elezioni, ma semplicemente perché sono mancate entrambe per le ragioni sopraccitate. 
I nuovi amministratori che si apprestano a guidare il municipio daranno prova di essere bravi politici e altrettanto bravi governanti?

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