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Il vecchio adagio “Piove, governo ladro” alla bisogna torna puntualmente in auge. E già, perché c’è sempre qualcuno che, pur di dare sfogo ai propri urticanti umori, trova il colpevole di tutti i mali veri o presunti, anche a costo di perdere di vista fatti e senso. E così succede che l’assenza del sindaco in una manifestazione, peraltro anticipata con tanto di lettera per via di altri impegni e con la sottolineatura che l’istituzione sarebbe stata ugualmente rappresenta da un assessore, diventa il pretesto per scoprire, naturalmente a geometria variabile, la sindrome della sedia vuota e l’importanza del festival che è andato in scena senza la sua presenza. 

Nobile pensiero verrebbe da dire, un amore viscerale per la comunità, un desiderio di far bella figura al paese davanti a personaggi noti e famosi come Francesco Baccini, ma poi ti viene in mente, a parte l’evidente strumentalizzazione, che quello stesso pulpito in un’altra occasione per un altro evento importante aveva rinfacciato al sindaco di non rappresentare degnamente la cittadinanza. Adesso, invece, chissà per quale misteriosa ragione ha cambiato idea e non esita a riabilitarlo, ma solo per stracciarsi meglio le vesti e far rimbalzare le sue alte grida di dolore nel circuito mediatico, che non aspetta altro. Proprio vero, “Piove, governo ladro”. Solo che quando il motto è stato coniato ci si riferiva alla tassa sul sale ed era una cosa seria, mentre ora a una banale assenza annunciata con largo anticipo. La differenza è stridente, ma ogni botte -si sa- dà il vino che contiene.

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