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La demagogia è il peccato originale della politica che ogni piè sospinto emerge. Anzi un “vizio assurdo” che alla bisogna salta fuori per tutti gli usi e consumi. 
Basti pensare che nell’ultima seduta consiliare, anche sulla scia di episodi accaduti in città, l’amministrazione comunale ha improvvisamente scoperto per via di un ordine del giorno dell’opposizione (Pd) che videogiochi, slot machine e sale gioco stanno rovinando intere famiglie cornaredesi. Meglio tardi che mai vien spontaneamente da dire, ma con un assessore alla sicurezza e al commercio (il leghista Gabriele Montrasio) che vanta successi dalle colonne dei giornali è quantomeno strano che il problema sia stato fotografato e sollevato dall’opposizione. 
Dov’è stato sinora per non accorgersi? 
La sottovalutazione del fenomeno ha dell’incredibile, ma tant’è. 
Il sindaco Luciano Bassani (Lega nord) forse per nascondere l’inadempienza ha colto l’occasione per proporre di ricercare una soluzione comune. Una commissione, un documento comunale -si sa- vale il perdono.
Tuttavia proprio l’esplosione del problema e la richiesta di interventi per arginare la ludopatia sono la cartina tornasole dell’impotenza della politica e soprattutto della sottostima del fenomeno quando in Comuni vicini non si è certo aspettato la tragedia per accorgersi della necessità di disciplinare la materia. 
Per esempio a Sedriano, grazie al regolamento, le sale giochi sono ammesse solo a una distanza di almeno 1.000 metri da asili, scuole, luoghi di culto, parchi pubblici, nonché da altri esercizi preesistenti. Nei pubblici esercizi è permessa l’installazione massima di cinque apparecchi da giuoco, purchè non occupino oltre il 20% della superficie del locale. I locali destinati a sala giochi devono essere ubicati al piano terra, avere una superficie minima di 100 mq e una disponibilità di parcheggio pari al 200% della superficie dell’esercizio. Certo misure che non cancellano il gioco (è ammesso dalla legge), ma sicuramente scongiurano la proliferazioni selvaggia di videopoker e tutelano i cittadini dal rischio di restare vittime del gioco e scivolare piano piano nella dipendenza. A Cornaredo sarebbe bastato applicare il parametro della distanza per far sì che nessuna sala gioco a causa della particolare morfologia dell’abitato aprisse i battenti.
Invece ci si è completamente dimenticati e ora si piange sul latte versato e si ricorre tardivamente ad affannosi rimedi.

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