Ricevo e pubblico questa nota del sindaco Alfredo Celeste in risposta a un articolo pubblicato da Riccardo Orioles su “Il fatto quotidiano”.
Leggo il suo articolo del 12 gennaio 2013. La rassicuro: non consumerei con lei neanche un panino nel più modesto dei self service, perché è inutile tentare di confrontarsi con lei preso, spero non irrimediabilmente, da un pregiudizio frutto di una pessima informazione che un giornalista non dovrebbe avere.
Viene fornita da lei, purtroppo, una totale disinformazione agli ignari lettori con un articolo dove riporta fatti chiaramente falsi e da lei non verificati.
Certamente le decisioni giuridiche verranno assunte nelle sedi competenti da parte dei magistrati e, la rassicuro, non potranno essere che favorevoli nei miei confronti con il proscioglimento da ogni accusa assolutamente fantasiosa, rivelatasi tale soprattutto dall’indagine stessa effettuata dagli inquirenti utilizzando l’enorme materiale acquisito successivamente.
Ma a lei interessa l’azione politica adeguata. E la patologia sarebbe per caso che io avrei la guardia abbassata verso la ‘ndrangheta? Questo giudizio lei lo dia su se stesso ma non certo su di me, e se ritiene di avere notizie maggiori della magistratura vada da loro a dirglielo, visto che forze dell’ordine e inquirenti, a quanto pare, ne sanno meno di lei quando loro stessi affermano la mia totale non conoscenza del ruolo di Costantino.
Insomma: al di là della magistratura io devo andare fuori dalle scatole con un intervento dall’alto “… con intervento politico adeguato, neanche troppo drammatico” (?), e “facendo rapidamente terra bruciata…”.
In questo modo non le sembra che il suo “sollecito” ricordi il famoso ventennio?
Ma sicuramente lei ritiene, in una precomprensione superficiale, di poter conoscere a fondo la mia storia personale e la mia formazione culturale e politica affidandosi ciecamente a un riporto di altre persone nei cui confronti un altro giudice ha ritenuto di non archiviare le mie rimostranze riferite ad una continua campagna di diffamazione durata ininterrottamente circa un anno e con contenuti completamente estranei ai motivi della mia ingiusta e immotivata gogna giudiziaria, falsità che purtroppo mi obbligano a mia tutela, a rivolgermi a quella magistratura che lei evidentemente ignora, per trovare risarcimento al danno causato dai numerosi articoli scritti su codesto giornale, ai quali lei ha aggiunto il suo contributo.
Sono disponibilissimo ad incontrarla, comunque, solo per un caffè, giusto il tempo per convincerla che lei stia sbagliando.