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Le vicende per cui in ottobre Sedriano è salita sugli onori della cronaca hanno registrato un nuovo capitolo. Il pubblico ministero Giuseppe D’Amico ha infatti chiesto il giudizio immediato per il sedrianese Eugenio Costantino, 51 anni, e altri diciassette indagati nell’ambito dell’inchiesta per presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nella politica. L’accusa, ritenendo le prove raccolte contro gli indagati sufficienti, intende avviare il processo senza passare dall’udienza preliminare. Ma per Marco Scalambra, tuttora in carcere, reo, secondo l’accusa, di aver corrotto in concorso con Costantino il sindaco Alfredo Celeste, non è stato chiesto il giudizio immediato. Il che fa ipotizzare che la sua posizione, molto marginale sin dall’inizio, si sia nel corso dell’indagine ridimensionata e alleggerita così come quella del sindaco che già gli stessi inquirenti avevano escluso che fosse un soggetto corruttibile. In ogni caso è sicuramente una carta a loro favore.
Tuttavia, secondo i legali degli imputati, la raccolta di alcune intercettazioni non sarebbe avvenuta secondo i crismi della legge. Da qui il loro ricorso alla Cassazione per contestare il valore e l’uso di alcune intercettazioni che sarebbero fondamentali per la formazione delle prove. Stando al ricorso non c’è traccia nella documentazione, come la legge invece prescrive, né quando sono state ordinate le intercettazioni (c’è infatti una scadenza temporale a cui attenersi) né chi ha materialmente applicato le microspie all’auto di Costantino, da cui sono state ascoltate conversazioni che hanno poi portato agli arresti. Il 26 marzo il pronunciamento, che nel caso dovesse dare ragione ai ricorrenti indebolirebbe clamorosamente l’inchiesta.

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