i controlli sull’attività svolta dal cavatore nonostante siano espressamente previsti dalla convenzione all’art. 3? Una domanda sinora senza risposta, ma non può essere elusa per sempre. Ma c’è un altro interrogativo non meno inquietante da chiarire. Se i controlli non sono eseguiti per un così lungo periodo la responsabilità ricade solo e soltanto sul primo cittadino del tempo (che peraltro si è dato il merito di aver avviato i controlli che sono culminati nella scoperta dell’abuso) o anche l’ufficio comunale preposto è chiamato a dar conto della sua inerzia? Certo la politica dà gli indirizzi, ma l’apparato burocratico-amministrativo deve adempiere sollecito ai compiti a cui è preposto. Nella circostanza è stato ineccepibile? L’attuale sindaco Giancarlo Lonati -è vero- ha ereditato la patata bollente, non ha nessuna colpa da rimproverarsi, ma nulla vieta che si adoperi a fare chiarezza sulle ragioni che per 7 anni chi avrebbe dovuto controllare non ha controllato e soprattutto per quali motivi? La trasparenza è anche questo, soprattutto in un’area in cui tutto deve essere alla luce del sole.