Il piano integrato d’intervento di via Garibaldi, dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato i suoi effetti, tiene banco in municipio. La commissione straordinaria sta infatti vedendo il da farsi per uscire dall’impasse che si è venuta a determinare con il verdetto del Consiglio di Stato. “Non abbiamo adottato -spiega il commissario Raffaele Sirico– alcuna decisione, ma stiamo valutando la situazione. Comunque l’art. 38 del Testo unico per l’edilizia consente di realizzare le opere per le quali il titolo edilizio è stato annullato. Intanto stiamo facendo gli opportuni approfondimenti anche con il coinvolgimento delle forze politiche cittadine e di Legambiente. Se sussiste la possibilità come ipotizziamo di mantenere il MacDonald’s agiremo di conseguenza. Abbattere una struttura che dà lavoro a 30 persone non è certo la soluzione migliore. Ma bisogna verificare se i presupposti sono corretti su cui incardinare la nostra azione”. In municipio si lavora dunque per ricercare una via d’uscita che salvi capra e cavoli, ovvero che venga salvaguardato sia l’interesse pubblico che quello privato. Tuttavia non c’è solo l’art. 38 su cui è concentrata l’attenzione della commissione per venire fuori dallo stallo. “Stiamo anche lavorando -aggiunge Sirico– sul versante del piano di governo del territorio (Pgt) per classificare l’area di via Garibaldi a destinazione commerciale. Pgt e art. 38 non sono operazioni separate, ma connesse proprio per addivenire a una soluzione organica. L’obiettivo è chiudere la partita con il MacDonald’s per disinnescare le mine”. Resta però aperta la questione di villa Colombo. “La sentenza -puntualizza Sirico– ha azzerato tutto e quindi bisogna rifare tutto dapprincipio. Vedremo quel che possiamo fare, ma è una vicenda che per la complessità che riveste è plausibile che vada oltre l’arco temporale di commissariamento dell’ente”. Sulla mancata costituzione in giudizio nel ricorso al Consiglio di Stato il commissario ammette che “era una causa persa e spendere quattrini sarebbe stato uno spreco e una scelta miope” per aggiungere che “l’operazione così com’era stata costruita non era sostenibile, poiché il piano integrato d’intervento non riqualificava l’area, ma consumava suolo”.