Ricevo e pubblico questa nota della commissione straordinaria che si lagna del post che questo blog ha pubblicato sulla sentenza del Consiglio di Stato in merito al piano integrato d’intervento di via Garibaldi. Intanto il mio post si è limitato a fare la fotografia dello stato di fatto senza esprimere alcun giudizio di valore, ovvero che il Comune non si è costituito in giudizio così come peraltro riportato espressamente dal dispositivo della sentenza. Non c’è stato perciò alcun tentativo di sviare i fatti, ma solo di riportare le motivazioni della sentenza con le indicazioni delle violazioni di legge. Poi ho dato voce all’ex sindaco, perché essendo protagonista di quella fase chi meglio di lui avrebbe potuto dare conto della vicenda per conoscenza diretta? In ogni caso nell’articolo si dice che la commissione, stando a quanto ha fatto sapere alla stampa, vuole risolvere il problema con l’approvazione del nuovo Pgt.
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SEDRIANO Piano di via Garibaldi, la commissione: “Stiamo lavorando per rimediare alla grave situazione creata da altri”
Mi si rimprovera anche di dar voce a una parte politica, ma la commissione che non mi ha mai invitato in una conferenza stampa ha agito meglio? Infine non sarebbe utile che la commissione spiegasse le ragioni della sua mancata costituzione nel giudizio per dissipare ogni supposizione?
<La sentenza del Consiglio di Stato n. 01794/2014 Reg. Ric. del 18 Novembre 2014, nel confermare integralmente la decisione del TAR Lombardia, ha chiarito che: “”il Comune non avrebbe potuto dare avvio alla procedura di approvazione del PII al momento della presentazione della domanda delle parti appellanti, che a quella data non erano ancora in possesso dei requisiti necessari, e quindi, avendola formalmente avviata solamente in data 7 Aprile 2011, non ha parimenti rispettato i termini massimi previsti dall’art. 26. Co 3 – ter della citata legge regionale n. 12 del 2005.
Il tutto senza peraltro che sia emerso, in sede procedimentale, alcun vaglio sulla sussistenza del presupposto della dismissione dell’attività agricola, atteso che, nel caso in esame, vi è stata una palese inversione nel rispetto delle finalità del PII, quale strumento che persegue obiettivi di riqualificazione urbana e ambientale.
Infatti, come appena evidenziato, la cessazione dell’attività agricola, anziché essere determinata da ragioni oggettivamente connesse con l’impresa, è parsa connessa alla scelta della proprietà di avviare la procedura di piano in variante, con una strumentalizzazione della facoltà di recupero di aree dismesse, incompatibile con la disciplina regionale”.
Risulta, pertanto, in modo cristallino, che l’intera operazione, portata avanti dalla giunta, presieduta dall’allora dindaco Celeste, è stata realizzata, come evidenziato dal Consiglio di Stato, in spregio di precise, tassative disposizioni di legge, così ponendo, di conseguenza, le basi per l’annullamento, in sede giurisdizionale, degli atti assunti e per gli effetti dannosi che ne sono derivati per l’amministrazione comunale.
Stupisce dunque, il tentativo, con l’articolo in questione, di sviare l’attenzione dai fatti, per come si sono svolti, e imputare alla Commissione straordinaria le conseguenze dannose derivanti da un’operazione, quantomeno, mal congegnata determinata da altri.
Stupisce, altresì, che sia stato sentito in merito l’ex sindaco Celeste, che, nella qualità di sindaco pro-tempore, risulta essere stato il principale responsabile dell’intera operazione e non si sia ritenuto di ascoltare la voce dei commissari in carica, che, al contrario di quanto emerge dall’articolo, si stanno fattivamente adoperando per porre rimedio alla grave situazione che si è venuta a creare.
Spiace dover constatare, in conclusione, che, ancora una volta, la commissione ha dovuto rettificare articoli che, dando voce esclusivamente ad una precisa parte politica, finiscono per stravolgere i fatti a danno di una corretta informazione; sarebbe auspicabile in proposito che Stataleforum prendesse sul serio l’impegnativo proposito di dire alla gente ciò che la gente non vuole sentirsi dire, incominciando con il dire alla gente ciò che alcuni esponenti politici della precedente amministrazione non vogliono sentirsi dire>.
