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Un’altra lunga udienza (ieri) al Tribunale di Milano in cui si sta svolgendo il processo che vede fra gli imputati l’ex sindaco Alfredo Celeste. La giornata è stata segnata dalla lunghissima deposizione dei testimoni, la dottoressa Silvia Fagnani, ex capogruppo consiliare della maggioranza, e l’avvocato Guido Ranzani, anche lui ex consigliere comunale, ma in una legislatura precedente. Ma l’udienza ha riservato un colpo di scena, poiché Ranzani ha scoperto in aula che per le dichiarazioni rilasciate il 16 novembre 2012 a un settimanale locale in merito al controverso incontro con l’imprenditore Giulio Bonfadini, su cui sarebbe dovuto essere interrogato,  si era guadagnato una denuncia-querela da parte di quest’ultimo. Da qui l’esigenza del Tribunale di valutare se Ranzani potesse deporre o meno senza legale, visto la novità. Il collegio ha però deciso che poteva testimoniare non risultando iscritto al registro degli indagati in quanto la denuncia-querela era stata rimessa al Tribunale di Biella essendo competente per via del luogo di stampa del giornale.

La sua testimonianza, che è durata un paio d’ore, è stata infarcita di parecchi “non ricordo”, ma è valsa a confermare l’incontro con Bonfadini in cui quest’ultimo gli avrebbe promesso il cambio di destinazione di un terreno se avesse appoggiato la lista di Celeste, ma che lui non ha accettato. Ranzani, che, a domanda, ha ammesso che da 14 anni è il legale di Aldo De Lorenzis, altro testimone già sentito dal Tribunale, ha tenuto a sottolineare che dopo l’incontro con Bonfadini si è progressivamente tirato fuori dalla vita politica sino alla sua definitiva uscita di scena. Non solo. Ranzani si è accreditato un ruolo marginale nella Lega nord in cui pur si riconosceva e sotto le cui insegne era stato eletto in precedenza consigliere comunale. Fagnani invece ha ribadito che tutti i provvedimenti amministrativi seguivano il regolare iter degli uffici, gli appalti era regolari e il gruppo politico era unito e coeso. Su Teresa Costantino, che il padre aveva indicato come aspirante sindaco, ha detto che non aveva mai manifestato alcun interesse e in ogni caso non aveva alcuna voglia di impegnarsi in politica. Sulle cene con Eugenio Costantino ha puntualizzato che sono state soltanto 4 in 4 anni, una all’anno, decisamente sotto la media, di cui una in occasione del suo compleanno e nel salone parrocchiale. Ha negato che Marco Scalambra con le sue cooperative abbia avuto favori dall’amministrazione comunale o che abbia potuto influire sulle decisioni dell’esecutivo, anzi con la coop Rutamata, acquisita con un indebitamento di 200.000 euro, è stato dato lavoro a 17 disabili finché si è riusciti a tenerla in piedi. Sul fatto che ben 8 consiglieri comunali erano suoi pazienti ha precisato che, a parte i suoi 1.600 clienti, per come è strutturato lo studio medico ha contatti con almeno 5.000 persone per cui non è una stranezza che si siano candidati. Infine sulle presunte aspirazioni di Celeste, stando alle intercettazioni ambientali di Costantino, di diventare senatore ha spiegato che lui voleva fare il sindaco e ogni caso per essere candidati al Senato bisognava superare gli scogli all’interno del partito e non era facile per come era gestito allora. Nulla a che fare con i voti di cui parlava Costantino per sostenerlo nell’ascesa politica.

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