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Tutti o quasi in questi anni a gridare che Sedriano è stato il primo Comune lombardo a essere sciolto per mafia, ma quando è arrivato il momento per restituirgli l’onore ci si è inopinatamente messi di traverso. Infatti nel processo che si sta svolgendo all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano e in cui v’è fra gli imputati l’ex sindaco Alfredo Celeste, l’amministrazione comunale attraverso i suoi legali si è opposta nell’udienza di oggi a inserire negli atti del procedimento penale la relazione di fine mandato della commissione straordinaria. Un documento terzo che avrebbe introdotto elementi di  lapalissiana chiarezza in quanto tutti avrebbero potuto prendere atto che non c’è traccia né di misure né di situazioni che evochino nel municipio attività contigue ad ambienti malavitosi o altre gravi irregolarità.

La stranezza è  che la relazione essendo stata pubblicata sul l’albo pretorio è già di dominio pubblico e per di più il PM non ha avuto nulla da ridire sulla sua acquisizione. Un approccio differente e curiosamente agli antipodi. “È incomprensibile -afferma l’ex vicesindaco Adelio Pivetta– che il Comune si sia opposto all’ammissione della relazione che avrebbe chiarito che non c’erano ragioni vere e concrete per sciogliere il consiglio comunale, ma in particolare avrebbe restituito l’onore alla comunità e all’ente per l’ingiusto provvedimento. Per quale motivo l’amministrazione Cipriani si è opposta quando anche il PM era favorevole? Che si vuole dimostrare con questa scelta che non aiuta la verità dei fatti? Il sindaco Cipriani ha la titolarità del Comune e in Tribunale i legali hanno rappresentato l’ente e non può cavarsela magari dicendo che non ne sapeva nulla. I legali hanno avuto una settimana di tempo per informarlo e anche non l’avessero fatto sui mass media è stato dato risalto alla circostanza della relazione. Poteva e doveva farlo. Spiace che si sia persa una grande occasione per fare chiarezza”.

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